I favolosi anni Ottanta sono tornati, per una sera, a Milano. E l’hanno fatto alla grande grazie alla presenza di uno dei gruppi che hanno fatto la storia di quel periodo e della musica internazionale: i Simple Minds. Jim Kerr e soci, ormai, sono una presenza fissa nel nostro Paese. In particolare il cantante, tifoso sfegatato dei Celtic Glasgow, passa molto tempo a Taormina (dove nel frattempo ha costruito un suo albergo alle pendici dell’Etna).

Due anni fa, sempre all’Alcatraz e nel corso di un intenso tour europeo, arrivarono a proporre il meglio di cinque album e della loro collezione di indelebili successi. Milano li ha riaccolti con entusiasmo, come sempre. Il sold out del noto locale milanese fa capire due cose: i Simple Minds non passano mai di moda e, soprattutto, di quanta voglia ci sia di tornare indietro nel tempo. A quel periodo fatto di poca tecnologia e tanto ottimismo. Di nuove speranze e di stili che sono entrati, di diritto, nella memoria di ognuno di noi, generazione di trentenni. Come la band scozzese, esplosa sul finire degli anni ’70 e capace di vendere oltre sessanta milioni di dischi nel decennio successivo. New Gold Dream, vero e proprio inno new wave, fu precursore di sonorità innovatrici e rivoluzionarie. Life In A Day, Real To Real Cacophony, Sons And Fascination/Sister Fellings Calling e Empire And Dance li hanno consacrati nell’elite della musica mondiale. Con i primi accenni di elettronica che hanno ispirato tante altre band del post punk.

E i Simple sono stati tra i primi anche sul fronte dell’impegno politico, quando molti colleghi si riempivano la bocca solo di inutili chiacchiere. Jim Kerr è stato al fianco di Amnesty International organizzando nel Regno Unito e negli Stati Uniti d’America grandi concerti contro il regime dell’apartheid sudafricano con l’obiettivo di elevare la coscienza piuttosto che di raccogliere denaro. Unica tirata d’orecchie, a questo proposito, l’assenza dal concerto lombardo di Mandela Day, scritta proprio in onore del leader scomparso lo scorso dicembre.

Nelle due ore e mezza di concerto c’è spazio per qualche brano scritto dopo il 2000, ma il pubblico va in visibilio quando i Simple Minds suonano i pezzi più pregiati del loro repertorio: Don’t you forget about me, Alive & Kicking, This is your land, Let there be love, Once upon a time, Waterfront e molti altri. 25 brani in scaletta suonati con la passione di un tempo e celebrati da un pubblico diviso. Non sugli applausi ma sull’età. Di tutte, di più. Kerr, Burchill, Gaynor, Gillespie e Grimes coinvolgono l’intero Alcatraz ricapitolando una carriera favolosa e mai banale. “Celebrate – The greatest hits”, pubblicato lo scorso mese di marzo, riassume tappa per tappa il percorso musicale e discografico della band. Dopo alcuni anni difficili, a causa di scelte commerciali sbagliate e tentativi non riusciti di modificare il proprio status, i Simple Minds sono tornati quelli di una volta. Ai fans piacciono così e, nonostante il tempo scorra inesorabile, Jim Kerr ha deciso di accontentarli. Con la semplicità del passato e i grandi successi che niente e nessuno potrà mai cancellare.

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