Tra Gabriele e Silvio Muccino non corre buon sangue da anni. Il rapporto tra i due fratelli, entrambi volti popolari del mondo cinematografico, si è corroso ormai da tanto, forse semplicemente per competizione artistica. Dopo la recente intervista di Gabriele Muccino alle “Invasioni barbariche” il quotidiano La Repubblica ha voluto sentire la controparte del fratello minore.

Silvio inizialmente parla del suo film in uscita “Le leggi del desiderio”:

“Un giorno Carla Vangelista, la sceneggiatrice, mi mostra un video: ecco il tuo nuovo film. È lo spettacolo romano di Anthony Robbins, già mentore di Donald Trump, poi di Bill Clinton. Un uomo che riempie i palazzetti dello sport. Arriva con la musica, balla, prende le persone e le motiva. Queste figure riscuotono successo perché si propongono come risposta. Invece di raccontare lo smarrimento collettivo dal punto di vista di chi vive la crisi, ho scelto quello di chi dice di avere in tasca la chiave per uscirne”.

E poi continua parlando della questione familiare riportata in auge dal fratello:

“Nel momento in cui si propone un film, parlare dei fatti propri può sembrare strumentale. Io non l’ho mai fatto. Percepisco che le persone non ne possono più di tutto questo. Ci sono cose da rettificare, si è sentita una sola campana. Questi quattro anni sono stati per me un momento di elaborazione. Vissuto in silenzio, per un rispetto che dovrebbe essere mutuo. Discutere pubblicamente mi fa orrore. Finita la promozione del film, se sarò costretto e la cosa continuerà a debordare, risponderò con un comunicato, come in passato. Ma mi auguro che le cose private restino tali. Per decenza e per non nuocere alle persone che potrei coinvolgere”.

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