Silvia Provvedi chiamata a testimoniare nel processo contro Fabrizio Corona confessa che il fidanzato tornava dalle serate con buste piene di contanti. L’attuale compagna dell’ex agente fotografico è stata invitata a testimoniare in merito ai 2,6 milioni di euro in contati trovati nascosti nel controsoffitto dell’appartamento milanese di un’amica di Corona e in Austria.

La cantante de Le Donatella, interrogata dal Pubblico Ministero, racconta: “Tornava a casa con buste di contanti, da 5, 10, 20, 25 mila euro, le teneva nei giacconi in un ripostiglio vicino alla camera da letto e poi le portava in ufficio. Erano i soldi delle sue serate e del suo lavoro e io mi facevo i fatti miei. Difficilmente io e Fabrizio frequentavamo gli stessi locali, lavoravamo in posti diversi. Ci vedevamo nel fine settimana ed è successo che arrivasse con buste che contenevano denaro in contanti. Ho sempre pensato che fosse denaro per la sua società derivante dal lavoro svolto”.

Silvia Provvedi poi ha raccontato come  è nata la loro storia d’amore nel 2015: “mi ero recata a Lonate Pozzolo per il lancio della testata di Playboy. Io e mia sorella eravamo in copertina, Fabrizio si occupava della direzione artistica. (…) Tempo un mese di collaborazione professionale ed è nata tra noi anche una relazione affettiva. Nell’aprile del 2016 sono tornata dal Marocco, dove ero stata per lavoro, e abbiamo cominciato a convivere a casa sua. Il nostro rapporto si è consolidato. (…) Io ero a conoscenza di tutto il suo lavoro  e vi posso raccontare la sua giornata tipo. Alle 9 andava in palestra, poi in ufficio e io andavo a prenderlo intorno alle 21, il tempo di fare la spesa, cose che fa una coppia normale, e poi alle 22 doveva rientrare. Ha sempre lavorato moltissimo e si concedeva pochi svaghi. Questo creava anche un un clima pesante per la coppia”.

La cantante era insieme a Corona anche nel momento in cui è scoppiata la bomba carta nelle vicinanze della loro casa milanese per cui corona ha accusato il fidanzato di Nina Moric: “La polizia ci mise molto ad arrivare, una quarantina di minuti. C’era anche una seconda bomba inesplosa nel cestino. Venni chiamata anche io per testimoniare sulla bomba. I poliziotti mi notificarono l’avviso per la convocazione in casa e Fabrizio si arrabbiò con loro: non capiva perché volessero chiamarmi. Voleva proteggermi ma io, anche se sono molto giovane, non avevo problemi a raccontare quello che era successo. Il giorno dell’interrogatorio, il poliziotto Izzo mi fece delle domande che mi parvero strane, sul patrimonio di Fabrizio, che non c’entravano niente con la bomba. Io ero tranquilla, Izzo invece era molto agitato, ma non ero compito mio calmarlo”

Una testimonianza utile al dibattimento processuale ma soprattutto interessante perché racconta, nuovamente, la vita sempre al limite di Fabrizio Corona.