È in questi giorni nelle sale italiane il film “Silent Souls” di Aleksei Fedorchenko, regista russo già premiato alla Mostra del Cinema di Venezia con il Premio Internazionale della Critica e il premio per la Miglior Fotografia.

“Silent souls” è un film poetico e mitologico, che porta sullo schermo l’eterno dilemma tra amore e morte, visto attraverso il filtro della cultura Merja, un’antica tradizione kazaka.

Entrambi i protagonisti del film, Miron e Aist, due amici di vecchia data, discendono da questa popolazione e, alla morte di Tanya, la moglie di Miron, intraprenderanno un lungo viaggio per dare alle spoglie mortali di Tanya la giusta sepoltura secondo la tradizione che li accomuna.

Insieme a loro due uccelli in gabbia, che li accompagneranno lungo tutto il viaggio, durante il quale Miron condividerà con l’amico di una vita i momenti più intimi del suo matrimonio con Tanya. Un racconto vivo e sentito che ha lo scopo primo di ricordare ciò che la moglie era in vita e di trasformare il dolore della perdita in gioia per ciò che si è avuto.

“Silent Souls” è un film che racconta una storia ordinaria e che ha per protagonisti due persone ordinarie, ma che riesce a rendere, in modo delicato e superbo, la vita di tutti, che altro non è se non un inseguirsi di amore e morte.