A metà anni novanta Hideaki Anno diede nuovo lustro agli Anime con Neon Genesis Evangelion rimodulando insieme i linguaggi dei meccha, aggiornando l’estetica partita con Gundam negli anni settanta e facendoci dimenticare gli americani Robotech degli anni ottanta. In Giappone è una superstar del cinema d’animazione e nel 2016 si è cimentato nel girare il lungometraggio numero trentuno sul mostro che dagli anni cinquanta è icona pop per i nipponici e non: Godzilla. Sicuramente uno dei simboli più intramontabili per noi che li guardiamo da lontano.

Al cinema come evento speciale, in date limitate tra il 3 e il 5 luglio, arriva a scaldare l’estate cinematografica Shin Godzilla. O almeno ci prova con il solito catastrofismo a esorcizzare le paure nucleari giapponesi, oramai croce e delizia tra le atomiche della Seconda Guerra Mondiale, la fiera e remunerativa adozione della fonte energetica e poi gli incidenti che hanno punteggiato la sua storia contemporanea, come Fukushima. Shin può avere tre significati in giapponese: nuovo, vero e divino. Per la novità potremmo basarci sul punto di vista di Anno che sposta il focus sulla macchinosa classe dirigente. Sono loro i protagonisti. Un governo di colletti blu e i suoi burocrati, tutti intenti a riversarsi attonitamente tra una sala riunioni e l’altra, più chiacchiere che prontezza ad agire. Musiche orchestrali e tanto lirismo delle immagini sul mostro ci sono, ma poco dinamismo. La staticità di pacchi di dialoghi diplomatici e organizzativi sul da farsi appesantisce il film. Ambientato nell’oggi, solo dopo mezz’ora si assiste a una scrollata di twitter in giapponese, ovviamente, e rigorosamente non sottotitolata. Pure senza foto o selfie sulla bestia. Scelta che sospende Shin Godzilla dalla realtà social come fosse una favola.

Sulla verità Anno affida la cura degli effetti speciali a Shinji Higuchi, fedele socio e co-regista. Il megalucertolone è realizzato sia in gomma che in digitale su una Tokyo, manco a dirlo, di cartapesta. Più credibile del solito, ma sempre deserta agli impatti di zampe e coda. Tutto a budget non stellare come i precedenti due americani – l’ingiustamente denigrato Godzilla di Ronald Emmerich del ’98 e il buon restyling di Gareth Edwards del 2014 – l’effetto vintage si fa troppo forte. In più tanta azione di Anno prende da stili d’inquadratura provenienti da Evangelion, ma semplificati nella resa. Unica sequenza davvero forte e degna di nota è quella dove il mostro vomita combustibile per poi metterci fuoco con la stessa bocca. Mandibola da serpente divaricata in due parti, esaurisce il fuoco con il laser in un crescendo orchestrale che varrebbe il film, ma sono soltanto un paio di minuti su due ore. Dolore e distruzione di grattacieli e la reiterata epifania per l’esorcismo di massa sul nucleare si compiono. Tanto rumore per pochi passi avanti, cinematograficamente parlando. Gli occhi da pesce lesso del primo Godzilla emerso dal mare e quelli a bottone della sua evoluzione ci riportano indietro di decenni, come a rispettate l’antica iconografia in maniera quasi religiosa. Un po’ come per noi il Sangue di  San Gennaro, i carri carnevaleschi di Viareggio, l’invernale dose massiccia di cultura pop alla Sanremo o la dissacrante festa di Halloween per l’occidente, i giapponesi esorcizzano le loro oramai ataviche paure/colpe nucleari con Godzilla. Loro inestimabile, ma soprattutto immutabile, araba fenice. Insomma, Shin Godzilla è un viaggio profondamente culturale.

Campione d’incassi con 77 milioni di dollari incassati in Giappone lo scorso anno, dal punto di vista della divinità questo Godzilla si erge su uomo e natura stessa. Propone un’allegoria satirica sull’imperialismo americano sferzandolo col pregiudizio ai limiti della macchietta sul personaggio di una rappresentante del governo stelle e strisce. Una nippo-americana che si presenta in giubbotto da Top-Gun, fare lascivo e modi informali da ricca e viziata pupa occidentale. Gli inserti di dialoghi in inglese tra nipponici e giappo-americani risulta a volte una forzatura per ridurre all’osso gli attori occidentali. Anche gli aerei Stealth, invisibili ai radar ma non a Godzilla, vengono distrutti dal suo laser. A una visione in modalità occidentale, due ore di durata potrebbero risultare interminabili come una processione del Venerdì Santo per uno Shintoista. Proprio per questo, per guardare Shin Godzilla nel 2017, solo armati di relativismo culturale si può essere pronti a un simile tuffo nel Sol Levante.