Oggi, 8 novembre, l’album Sheer Heart Attack, disco fondamentale per la carriera dei Queen, compie 40 anni. Terzo album della discografia della band di Freddie Mercury e primo reale successo commerciale dopo Queen (1973) e Queen II (1974), Sheer Heart Attack venne pubblicato per la prima volta in LP nel novembre del 1974, a distanza di soli 7 mesi dal precedente lavoro. E’ questo uno dei momenti migliori della band, sia dal punto di vista creativo, sia da quello dell’uso della chitarra in chiave propriamente rock, dato che in precedenza la presenza più massiccia del pianoforte di Freddie spostava il focus delle composizioni su un versante maggiormente melodico.

Dopo le preoccupazioni iniziali per lo scarso riconoscimento artistico e commerciale ottenuti dalla band fino a quel momento, con Sheer Heart Attack i Queen dimostrano finalmente di sapere cosa sono e cosa vogliono e danno il massimo come autori e musicisti, giocando ogni carta a loro disposizione. Il risultato è un lavoro un lavoro controverso, che si ama o si odia senza possibilità di mediazione, in cui i componenti della band tentano una prima temeraria sintesi delle loro diverse (e spesso contraddittorie) anime, lasciandosi andare senza paura e raggiungendo una brillante espressione della propria personalità. Una produzione meticolosa, caratterizzata da arrangiamenti eccentrici e al tempo stesso funzionali, dove ogni cosa è spinta all’estremo: potenza, tecnica, velocità, dolcezza, ironia, sperimentazione, teatralità e sfacciataggine.

Tredici brani, tredici storie completamente diverse l’una dall’altra, eppure tutte legate da un senso di decadente eccessività, che diviene la vera cifra stilistica del gruppo. Scritta da Freddie Mercury, Killer Queen – per la quale gli sarebbe stato assegnato il suo primo premio Ivor Novello – è la canzone più conosciuta dell’album ed il primo grande successo internazionale della band (tutt’ora una delle canzoni più conosciute e consumate del catalogo dei Queen), ma la traccia d’apertura è Brighton Rock, firmata dal chitarrista Brian May. Seguono:  Tenement Funster; Flick Of The Wrist; Lily Of The Valley; Now I’m Here; In The Lap Of The Gods; Stone Cold Crazy (un hard rock velocissimo e massicciamente distorto, brano per il quale è stata usata per la prima volta l’espressione “heavy metal”); Dear Friends; Misfire; Bring Back That Leroy Brown(l’episodio forse più stravagante del disco: un’orchestrazione jazz vaundeville anni ’30, costruita attraverso sovraincisioni di voci, chitarre, ukulele, pianoforte, basso e batteria, dove un Freddie Mercury terribilmente creativo sfoga la sua verve più teatrale e cabarettistica, giocando con le note in modo incredibile e autoironico); giungiamo quindi a She Makes Me (Stormtrooper In Stilettos) e la finale In The Lap Of The Gods…Revisited.

Il successo è tale che l’album sarà in seguito ripubblicato negli USA  (1991) dall’ Hollywood Records, nel 1994 dalla Parlophone Records ed infine nel 2011, rimasterizzato in formato digitale dalla Island/Universal e distribuito in due edizioni: standard edition, contenente l’album originale e deluxe edition 2 CD, contenente l’album originale ed un EP bonus.

(photocredit: Facebook @Queen)