A distanza di una manciata di giorni dalla notizia della morte di Scott Weiland, l’ex cantante degli Stone Temple Pilots e dei Velvet Revolver popolare soprattutto durante il periodo d’oro del grunge-rock negli anni ’90, la sua ex moglie ha pubblicato una lettera aperta che fa parecchio rifettere.

L’ex di Scott Weiland, la modella e scrittrice Mary Forsberg Weiland, ha scritto una lettera al mensile musicale statunitense Rolling Stone firmata a nome suo e dei due figli avuti con la rockstar: Noah, di 15 anni, e Lucy, di 13. Non si tratta di una celebrazione dell’ex marito, bensì di un atto d’accusa nei confronti di un uomo che, per quanto sia stato un grande cantante e musicista, a quanto pare non lo è stato altrettanto come marito e come padre.

Nella lettera aperta, Mary Forsberg scrive: “Il 3 dicembre 2015 non è il giorno in cui è morto Scott Weiland. È il giorno ufficiale in cui il pubblico lo piangerà, ed è stato l’ultimo giorno in cui è stato messo davanti a un microfono per i benefici economici o il divertimento di altri. Il fiume di condoglianze e preghiere offerte ai nostri figli, Noah e Lucy, è stato travolgente, apprezzato e anche di conforto. Ma la verità è, come per molti altri bambini, che loro hanno perso il loro papà anni fa”.

L’ex moglie di Scott Weiland prosegue invitando a non glorificare il marito, così come altre rockstar morte prematuramente: “Non vogliamo svilire il formidabile talento di Scott, la sua presenza o la sua abilità di accendere qualsiasi palco con il suo sfavillante entusiasmo. Molte persone sono state così gentili da lodare il suo talento. Ma, a un certo punto, c’è bisogno che qualcuno si alzi e sottolinei che certo, questo accadrà ancora perché siamo noi intesi come società a incoraggiarlo. Leggiamo critiche di concerti orrendi, vediamo video con artisti che cadono letteralmente a terra, incapaci di ricordare i loro testi anche se scorrono su un gobbo elettronico a pochi metri di distanza. E quindi clicchiamo su ‘aggiungi al carrello’, perché ciò che in realtà è roba da ospedale in genere viene considerata arte”.

Mary Forsberg riserva quindi altre parole tutt’altro che tenere nei confronti di Scott Weiland: “In realtà, ciò di cui non volete rendervi conto è che si trattava di un paranoico che non era in grado di ricordare le sue canzoni e che è stato fotografato con i suoi figli pochissime volte in 15 anni di paternità. Ho sempre voluto condividere più di quanto gli altri fossero disposti ad ascoltare. Quando ho scritto un libro, anni fa, ho sofferto a glissare su questo dolore e su questi sacrifici, ma l’ho fatto perché pensavo fosse la cosa migliore per Noah e Lucy. Sapevo che un giorno avrebbero visto e provato tutto ciò da cui avevo cercato di proteggerli, e che sarebbero stati così coraggiosi da dire: ‘Quel disastro è stato nostro padre. Lo abbiamo amato, ma un profondo mix di amore e delusione ha caratterizzato la maggior parte del nostro rapporto con lui’”.