È nelle sale da un paio di settimane il film “La scomparsa di Patò”, tratto da un romanzo del padre letterario del commissario Montalbano, il personaggio che ha dato lustro alla carriera di Luca Zingaretti.

Sui grandi schermi però ora il regista Rocco Mortelliti, imparentato con lo scrittore e uso al suo modo di scrivere, ha voluto portare gli altri abitanti dell’universo Camilleri, quelli della Sicilia del 1890.

A Vigata scompare il direttore delle Banca di Trinacria, tale Antonio Patò, e la sua ricerca è affidata al delegato Bellavia e al maresciallo Giummaro. Due uomini semplici, ma profondamente coscienti dell’animo umano e delle sue stranezze, che riusciranno a scoprire il mistero legato alla scomparsa del ragioniere.

Un interessante film che fa vedere il Camilleri migliore, quello che della sua Sicilia fa icona e rappresentazione di un’epoca lontana che poi, alla fine, è anche molto, forse troppo, vicina al presente.

I personaggi sono resi in modo magistrale, nonostante non fosse facile trasportare su pellicola le caratterizzazioni profondamente radicate nel tempo e nello spazio delle pagine di Camilleri. Invece Mortelliti ci riesce bene, anche grazie alla presenza di attori di grosso calibro, come Neri Marcorè, e la coppia Nino Frassica e Maurizio Casagrande che, con la loro interpretazione, riecheggiano atmosfere di una comicità intelligente di altri tempi.