Scialla! Che a Roma ma forse un po’ ovunque in Italia, vuol dire “stai sereno” oppure  “rilassati” non è una commedia che racconta il classico rapporto padre-figlio, nonostante i due protagonisti scoprano di essere tali soltanto verso la fine.

Il personaggio interpretato da Fabrizio Bentivoglio, appesantito dal tempo e dalle disillusioni, scrittore fallito, tira avanti come gostwriter di biografie su starlette od altre figure grottesche dello scenario calcistico nostrano, alternando questa attività a fiacche lezioni private che impartisce nelle rispettive case degli ancor più demotivati adolescenti.

Ma tra i suoi allievi si staglia, per dinamicità ed intensa voglia di vivere, Luca, un ragazzino che saprà risarcirlo della passione degradata con lo scorrere del tempo.

Sarà soltanto in secondo momento che il professor Bruno sarà informato dalla madre del ragazzo, che Luca è anche suo figlio.

Eppure tutto questo riesce ad accadere nella pellicola evitando i sermoncini, la drammaticità cioè di un giovane che ritrova finalmente la guida smarrita, né tanto meno ci pone di fronte al raffronto tra due generazioni, che spesso si risolve con un’operazione registica dura e pesante (le mattonate).

L’opera prima di Francesco Bruni, fino a questo momento sceneggiatore del più celebre regista Paolo Virzì (Ovosodo, Tutta la vita d’avanti) arriva al (trascorso) Festival d’Arte Cinematografica, e si fa notare nella sezione Controcampo.