Prendete un ex-comico alla sua prima regia cinematografica, Jordan Peele, dategli carta bianca per un horror, aggiungete un basso budget messo sapientemente insieme dalla Blumhouse (quelli dei franchise La Notte del Giudizio, Paranormal Activity, Sinister, Ouija e Insidious). Fate poi un pensiero alla bianca paura atavica per la pelle nera, o semplicemente razzismo. Aggiungete qualche riferimento a un grande film del passato, non dimenticate un buon cast, che soprattutto negli esordi autoriali non guasta mai. Spolverate con una spietata ironia e avrete Scappa – Get Out.

Un fotografo decide di passare un weekend nella casa di famiglia della sua ragazza. Lui è nero, lei no, ma i genitori di lei non sono stati avvisati del dettaglio perché persone moderne e prive di pregiudizi razziali. Il clima sembrerà fin troppo amichevole, anzi confidenziale, ma l’affinità fotografica verso i dettagli del protagonista lo condurrà a scoperte sconcertanti. La storia ha l’incipit di Indovina chi viene a cena, cult che proprio quest’anno compie il suo primo mezzo secolo, ma l’ambientazione è attualissima e collocata in una isolata provincia americana bianca e benestante. E soprattutto il fine di tutto è horror, mentre il linguaggio si tinge anche di thriller. Peele esordisce giocando con il tema razzismo e lo fa da comico che vuole stupire. Mette insieme una storia che sembrerebbe già scritta, cita anche nel look del papà di lei lo stesso Spencer Tracy di quel suo ultimo film, ma inserisce una spalla spiazzante che è il migliore amico del protagonista: un poliziotto dalla battuta facile che segue al telefono le avventure bianche dell’amico nero, interpretato dal comico Lil Rel Howrely.

Get Out si struttura gradualmente, sorprende nel meccanismo inaspettato sotto quel clima irreale e riesce a creare un thrilling ormai raro per gli horror attuali. Certi bei colpi allora vengono accompagnati da immagini improvvise e note graffiate a corda, non da boati assordanti in THX per una porta aperta o scene raccapriccianti. Percorrere la via psicologica del pregiudizio della vittima, l’indagine sulle stranezze di una famiglia e di una comunità inquietante che relega i neri a servitù e ruoli comprimari pone il tema del razzismo sotto un’angolazione nuova e più critica di quanto potrebbe sembrare. Puro intrattenimento pur d’incassare o brividi che portano a riflessioni più aperte su diversità, pregiudizio e divisioni in nome di essi? Sta di fatto che il primo lavoro di questo autore ha un saldo congegno narrativo di base, al quale si agganciano armonicamente linea comica e linea horror, pur senza calcare eccessivamente quando si tratta di immagini cruente.

Chissà se oltreoceano in preda alla febbre del successo si staranno già chiedendo se sarà il capostipite di un altro franchise o di una nuova serie TV. Produzione low budget da 4,5 milioni di dollari, nel primo weekend d’uscita a fine febbraio, Get Out ha incassato 33 milioni solo negli USA. Lì finora sono diventati 168, ma aggiungendo i box office degli altri paesi ha raggiunto i 184 milioni di dollari. In Italia esce il 18 maggio. Colpirà così tanto anche da noi questo thrilling razziale?