Paola Turci torna al Festival di Sanremo dopo 16 anni con la canzone “Fatti bella per te” un brano che definisce profondamente autobiografico. Nel corso della settimana sanremese l’abbiamo incontrata alla Sala Stampa “Lucio Dalla” al Palafiori di San Remo, dove ha risposto alle domande dei giornalisti.

Come nasce la canzone che porti a Sanremo 2017? Possiamo dire che si tratta di un “inno alle donne”?

Ho scritto questo brano con Giulia Anania con Luca Chiaravalli e Davide Simonetta, ma Giulia è stato uno degli incontri più felici di questi ultimi tempi, riesce a tirarmi fuori quello che rimane nascosto. Questa canzone sembra un inno alle donne ma è in realtà è un inno a me stessa, poi se lo vorranno, sarà di tutte le donne. È una canzone autobiografica, lo dico a me stessa “Fatti bella per te”. Ho passato lunghi anni a far finta di essere forte, a far finta di aver superato il mio problema con quell’incidente, con la mia faccia, con la mia cicatrice e invece mi sono accorta che stavo mentendo a me stessa e a tutti quanti. Con un po’ di coraggio ho pubblicato un libro ammettendo ciò che stava succedendo e ho capito che il giudizio su me stessa è molto importante per essere autonome e indipendenti. Oggi mi sento di presentarmi al festival  in un modo completamente nuovo, non ho mai cantato a voce cosi alta. Qualche paura rimane certamente, ma non mi faccio più condizionare.

Cosa ti ha spinto ad andare da Carlo Conti e autoinvitarti al Festival?

Avevo due canzoni che mi piacevano, una era “Fatti bella per te”, ero folgorata, innamorata, della canzone che avevo fatto con Giulia che sentirete dentro l’album, tanto da spingermi a presentarmi a Carlo che non conoscevo. Quando lui l’ha sentita mi ha detto che probabilmente questa non avrebbe avuto vita propria perché troppo forte. Quindi gli ho fatto ascoltare “Fatti bella per te” e al primo ritornello si è esaltato.

La scrittura della canzone è stata antecedente al tuo spettacolo teatrale “Mi amerò lo stesso” è collegata allo spettacolo?

La canzone è stata scritta prima e in una di quelle 4 sere in cui ho messo in scena il monologo “Mi amerò lo stesso” è venuta Giulia a vedermi e l’idea della canzone è venuta lì. Per me è stato un altro grande passo in avanti fare questo spettacolo: 24 anni fa volevo diventare attrice poi mi si è spaccata la faccia e ho detto basta. Facevo provini, avevo un’agenzia, stavo avviando una carriera d’attrice quando mi sono cambiati i connotati. Dopo 24 anni, senza pensare, scrivendo questo libro, ho scoperto che un direttore di un teatro lo aveva letto e voleva metterlo in scena e perciò mi ha cercata e chiesto di metterlo in scena con un monologo, la cosa più difficile che un attore può fare. Come scalare una montagna dopo vent’anni che non ti alleni. Ma è stata un’avventura che mi ha dato respiro.

Qual è il tuo rapporto con le cantanti di nuova generazione, ad esempio Elodie che ti cita come fonte di ispirazione?

Elodie non me le dice queste cose a me. Visto che l’abbiamo nominata credo che la sua sia stata una delle più belle interpretazioni di questo Festival, la sua interpretazione, il suo canto impeccabile, ho guardato l’aspetto interpretativo che non la canzone in se, ma il  modo di dire le parole. Questa ragazza mi ha dato una lezione e quindi ribalta tutte le idee che si possono avere sulle vecchie e nuove generazioni. Poi magari è una mosca bianca però a me ha fatto questo effetto. Il rapporto con le nuove generazioni è bello, non le vado a cercare, mi capita. Diciamo che non ci ragiono troppo, non cerco nuovi cantanti ma li ascolto avendo anche dei nipoti adolescenti che ascoltano tanta musica.

Da dove nasce l’idea della cover?

Ho conosciuto Luca Marinelli una sera e devo dire che la sua interpretazione di “Un’emozione da poco” (nel film “Lo chiamavano jeep Robot” ndr) mi aveva colpito molto, ho fatto prima una diretta Facebook e l’ho cantata. Mai avrei pensato di ritrovarmi qui a farla. È venuta fuori spontaneamente pensando al Festival, perché Anna Oxa fu la prima cantante che io ho visto a Sanremo con quella canzone, io avevo 13 ani e mi colpì profondamente per tanti motivi. La versione è totalmente diversa.