Uno spettacolo bello, ma interminabile quello a cui ieri ho assistito dalla galleria del Teatro Ariston. Un omaggio alla musica italiana passata al Festival di Sanremo nel corso dei suoi 63 anni anni di vita. Ed alla ci fine ci è sembrato un pò di riviverli in tempo reale. Ma tant’è che la serata è perfettamente riuscita e Fazio e Luciana si sono portati a casa un altro goal che certamente sarà stato premiato da ascolti lusinghieri. I momenti più emozionanti della cavalcata canora sono stati certamente la prima esibizione, ovvero quella di Malika Ayane con “Ma cosa hai messo nel caffè?” coreografata dai due ballerini già visti con lei nel video di “Tre cose” e l’asso calato dai Marta sui Tubi che impreziosiscono “Nessuno” di Wilma De Angelis dal Sanremo del 59 con la presenza di Antonella Ruggiero.

Ma su tutti convince Marco Mengoni che si emoziona ed emoziona con una intensa interpretazione di Ciao, amore ciao di Luigi Tenco, la canzone che il cantautore interpretò al Festival nel 1967, poche ore prima di suicidarsi nella sua camera d’albergo, dopo la sua esclusione. Con questa performance misurata e toccante, Marco Mengoni ha confermato di essere un grande interprete, ha dimostrato che, dotato di canzoni di peso, non ha rivali.

Assai piacevoli ed azzeccate le proposte di Simone Cristicchi e di Max Gazzè, il primo con la bellissima Canzone per te di Sergio Endrigo, il secondo, nudo di strumenti musicali, con Ma che freddo fa che fu di Nada nel 1969. Intensa e italianamente melodica la brava maria Nazionale, voce magica in Perdere l’amore del 1988. Bello il ricordo di Lucio Dalla con Piazza Grande eseguita da Daniele Silvestri.

Attese ma non memorabili le due talent mariane, Annalisa con la vincitrice del festival precedente, Emma Marrone, che per raggiungere e dare manforte alla collega di Amici, molla per un po’ la lavorazione del suo nuovo disco.

Strepitosi come sempre Elio e le Storie tese in versione miniaturizzata al fianco di uno spiritoso Rocco Siffredi in smoking e farfallino.

Tutto il resto abbastanza piatto e dimenticabile, eccezion fatta forse per Chiara che tentando un paragone difficilissimo e rischioso con Mia Martini di Almeno tu nell’universo, non ne esce con le ossa rotte ed è gia un grande risultato.

Arriva anche la Giuria di qualità capitanata, dopo il forfait di Verdone, da Nicola Piovani ed integrata con Neri Marcorè. Gli altri membri sono Eleonora Abbagnato, Cecilia Chailly, Stefano Battezzani, Serena Dandini, Claudio Coccoluto, Rita Marcotulli, Paolo Giordano, Nicoletta Mantovani.

Tanti ospiti infiorettano la lunga diretta: Stefano Bollani e le sue canzoni a richiesta, la magia di Caetano Veloso, i 4 improvvisati presentatori – i Figli d’Arte- del Sanremo 1989, il corvo Rockefeller riesumato chissà da dove,  l’acclamatissimo Pippo Baudo indiscusso  re di Sanremo. Durante la serata  viene inoltre inaugurata in diretta la statua di Mike Bongiorno alla presenza di Fazio e dei famigliari del grande presentatore. mentre il figlio Noccolò scopre il monumento tutto il pubblico dell’Ariston grida in coro “Allegria” e la banda attacca Blue Moon, canzone particolarmente cara a Mike.

Poi è la volta dei Giovani, rimasti in quattro, che si sfidano per la vittoria. Antonio Maggio, Ilaria Porceddu, Blastema e Renzo Rubino ricantano le loro canzoni e il televoto e la Giuria di qualità scelgono il primo vincitore del Festival 2013. Ed ecco che veramente si avvera la profezia di Anna Oxa. A Sanremo è “primo” Maggio. La classifica finale è questa:

1) Antonio Maggio con Mi servirebbe sapere,

2) Ilaria Porceddu con In equilibrio,

3) Renzo Rubino con Amami uomo,

4) Blastema con Dietro l’intima ragione.

A Renzo Rubino va anche l’ambito Premio della Critica sezione Giovani

A Il Cile, escluso dopo la prima esibizione, vanno il premio Assomusica e il premio Sergio Bardotti per il miglior testo del Festival.