Non per tutti i 50 anni vengono avvertiti allo stesso modo. Quando nel film Gravity vediamo la protagonista uscire per la prima volta dalla tuta spaziale tutto verrebbe da pensare piuttosto che al mezzo secolo di vita di Sandra Bullock.

Nata ad Arlington, in Virginia, nel 1964, Sandra nel corso del tempo si è dimostrata un’attrice a tutto tondo, capace di splendere tanto nei ruoli più comici e sentimentali che hanno contraddistinto l’inizio della sua carriera quanto quelli più drammatici dell’ultimo periodo.

Tra i primi ruoli da protagonista si segnala la commedia Pozione d’amore del 1992, mentre del 1993 è la collaborazione con il grande Peter Bogdanovich in Quella cosa chiamata amore.

Ma l’esplosione della notorietà della Bullock avviene tra il ’93 e ’94, quando prima affianca Sylvester Stallone nel sottovalutato action Demolition Man, mentre poi è la coprotagonista del successo planetario Speed.

Per tutti gli anni ’90 l’attrice americana diventa un’icona di Hollywood. Si susseguono così le parti in thriller poco memorabili (The Net, Il momento di uccidere, il seguito di Speed), ma anche i primi ruoli romantici come Amare per sempre, Ricominciare a vivere, Amori & incantesimi, Piovuta dal cielo.

Tra un incidente (reale come lo schianto di un jet o una collisione in macchina) e un altro (il divorzio dal marito traditore Jesse G. James), la Bullock ha adottato nel 2010 un bambino, Louis Bardo. Il nuovo millennio non è generosissimo con lei: nonostante lavori molto le pellicole per cui vale la pena ricordarla non sono affatto numerose, a parte Infamous, la saga trash di Miss Detective e Crash – Contatto fisico. Tuttavia, quasi a sorpresa, nel 2009 riceve il premio Oscar per la sua interpretazione nel biopic The Blind Side.

La vera rinascita la si ha però con Gravity, il kolossal fantascientifico di Alfonso Cuaron che le ha regalato una nuova nomination agli Oscar e ha rilanciato con forza una carriera in fase di stallo.