Acclamato dalla critica e dal pubblico, presentato alla scorsa edizione della Festa del Cinema di Roma, arriva il 3 marzo nelle sale uno dei titoli più attesi della stagione, Room.

Il film di Lenny Abrahamson è candidato a quattro premi Oscar (migliori film, attrice protagonista, sceneggiatura non originale e regia), a testimonianza di quanto il lavoro del cineasta irlandese segnalatosi l’anno scorso per Frank abbia toccato le corde emotive degli spettatori.

La pellicola è tratta dal romanzo omonimo di Emma Donoghue, il libro che l’ha rivelata al grande pubblico. Caso più unico che raro, è stata la stessa scrittrice a scrivere la sceneggiatura ben prima che questa fosse richiesta da produttori interessati al volume: “Ho sempre pensato che Room sarebbe potuto diventare un film, perché la trama aveva uno slancio naturale, anche se ero consapevole che solo un regista estremamente intelligente avrebbe saputo come portarla in vita. Quindi, durante la scrittura del romanzo, addirittura prima della sua pubblicazione, ho iniziato a lavorare sulla sceneggiatura. Ho pensato: ‘E’ questo il momento perfetto per scrivere il film, senza interferenze“.

Room prende superficialmente spunto dalla vicenda di Elisabeth Fritzl, la ragazza austriaca imprigionata dal padre per 24 anni, dando alla luce molti bambini, per poi distaccarsene. Al centro della storia c’è infatti il rapporto speciale ed esclusivo tra Ma (Brie Larson) e il suo figlioletto Jack di 5 anni (la stupefacente rivelazione Jacob Tremblay).

Ma ha accudito Jack per ben 7 anni durante i quali la piccola stanzetta in cui sono stati imprigionati è diventata il loro nido e il loro rifugio contro l’uomo che li tiene segregati. Quando i due riusciranno finalmente a scappare per il piccolo Jack ci sarà una nuova sfida, forse ancora più grande: quella del mondo esterno che aveva visto solo attraverso lo schermo della televisione.

Il cineasta Abrahamson ha racconto quanto sia stato fondamentale l’apporto del giovanissimo attore, che si è rivelato perfetto per una parte così difficile, attorno alla quale è stata costruita la versione filmica di Room: “Naturalmente, il ragazzino è sempre al centro della storia. Siamo rimasti legati a lui, non ci sono scene in cui non è presente. Le scelte più profonde riguardano il suo aspetto, le espressioni del suo volto, a quali frasi delle conversazioni degli adulti che gli sono intorno presta più attenzione.”

Abrahamson ha raccontato anche la sorpresa del primo provino del ragazzino: “Ho incontrato moltissimi bambini fantastici. Ce n’erano molti che mi piacevano, e ho valutato ogni tipo di possibilità. Ma quando Jacob è entrato, si è subito distinto, non solo perché era davvero affascinante e dolce, ma aveva le doti di un grande attore. Mi sono sentito come se avessi fatto un jackpot al casinò“.

Sensazioni molto simili a quelle della Donoghue, come racconta anche nella clip esclusiva per Leonardo.it: “Ho visto le audizioni di circa 40 bambini, ma Jacob ha una sicurezza che lo contraddistingue. È genuino, con i piedi per terra e allo stesso tempo sa essere veramente divertente, cosa davvero necessaria. Ha inoltre un viso bellissimo, che contrasta con la bruttezza della Stanza“.