Brutte notizie per l’ottantunenne regista Roman Polanski, ormai da più di trent’anni impossibilitato a mettere piede nel territorio degli Stati Uniti. Il giudice della Corte Superiore di Los Angeles ha infatti bocciato la richiesta della squadra di avvocati del polacco, che avevano chiesto l’archiviazione del caso per il quale nel 1978 il loro assistito era fuggito dal Paese.

L’autore di Chinatown era stato incriminato per il reato di violenza sessuale ai danni dell’appena tredicenne Samantha Geimer dopo averla imbottita di champagne e droga. Polanski si è sempre difeso affermando di non essere stato consapevole dell’età della ragazza, che gli era sembrata molto più giovane, e all’epoca davanti ai giudici si dichiarò colpevole di avere avuto un rapporto sessuale consenziente con una minorenne.

Il regista, però, temendo di dover trascorrere altro tempo dietro le sbarre oltre ai 42 giorni che servirono per la perizia psichiatrica, decise di fuggire dagli Stati Uniti nonostante un accordo con la pubblica accusa. A motivare la fuga, secondo gli avvocati del cineasta, sarebbe stata la cattiva condotta del processo e delle indagini, viziate dal pregiudizio.

Polanski si rifugiò allora in Francia, ma nel 2009, dovendo ritirare un premio in Svizzera, venne arrestato e scontò 290 giorni ai domiciliari fino a che la giustizia elvetica non dismise la richiesta di estradizione degli Stati Uniti.

Tra gli ultimi film del regista vi è stato l’acclamato e claustrofobico Carnage e Venere in pelliccia dell’anno scorso. Tra i prossimi progetti segnaliamo l’interessante film a episodi promosso da Marina Abramovic, intitolato Seven Deaths e dedicato a Maria Callas. Tra i cineasti contattati dalla grande performer ci dovrebbe essere proprio Polanski, che sarà autore di uno dei sette corti di circa dieci minuti.

Foto: Paramount Pictures