Il più giovane, Ron Wood, ha 67 anni ma sembrano quasi dei ragazzini, nonostante i solchi che scavano loro la faccia. I Rolling Stones sono sulla scena musicale fin dal lontano 1963, eppure ancora oggi sono in grado di entusiasmare le folle. Come i 70mila spettatori accorsi a Roma, nella cornice unica del Circo Massimo, per assistere il 22 giugno all’unico concerto italiano di questa band che sfida il tempo come nessun’altra.

Non c’è nulla di nuovo, ma non serve. Il meccanismo è collaudato e funziona perfettamente: l’annuncio, il buio, il relativo silenzio ed ecco apparire l’inquietante faccione di Keith Richards mentre attacca con la sua chitarra un classico fra i più classici: Jumpin’ Jack Flash. La magia è cominciata. Mick Jagger è il solito istrione e gioca con il pubblico con la consueta scioltezza che gli deriva da mezzo secolo di concerti in giro per il mondo. Il nome dato all’ultimo spettacolo, 14 On Fire Tour, rende bene l’idea, perché ancora oggi gli Stones sono in grado d’infiammare.

Jagger ama il calcio e, ogni volta in cui il tour coincide con i mondiali, si lancia in pronostici. Indovinò le vittorie della nazionale italiana nel 1982 e nel 2006. Ieri ci ha provato ancora: “L’Italia vincerà la coppa del mondo. Con l’Uruguay penso vincerete 2-1“. Poi la musica. Bastano i titoli: Let’s Spend The Night Together, It’Only Rock and Roll, Tumbling Dice, Streets of Love, Respectable con John Mayer, Out of Control, Honky Tonk Women, Sympathy for the Devil e via cantando e suonando.

Una serata, come sempre, di spettacolo ad altissimo livello, che momentaneamente ha fatto dimenticare la discutibile scelta di usare il Circo Massimo per un concerto rock e, a quanto circolato sui media, la concessione da parte del Comune di questo luogo unico per un noleggio di circa 8.000 euro, quando solo all’albergo gli Stones ne hanno spesi 14.000 per le suites. Sulla faccenda, il Movimento 5 stelle (Beppe Grillo era tra gli spettatori) ha annunciato un’interrogazione al Consiglio comunale.