A 25 anni dalla pubblicazione del suo ultimo album solista Roger Waters ritorna con un lavoro che non è esagerato definire epocale: per quanto l’ex Pink Floyd non abbia mai fermato l’attività live – anzi – questo suo Is This the Life We Really Want? rappresenta non solo il suo manifesto politico per l’era Trump, ma anche l’esaudimento delle richieste dei fan che chiedevano da tempo nuove composizioni.

Il tema del nuovo album, lo ha definito in un incontro pubblico, è “un viaggio che parla della natura trascendentale dell’amore, di come l’amore ci può aiutare a passare dalle nostre attuali difficoltà a un mondo in cui tutti possiamo vivere un po’ meglio”. Ma sono tanti i riferimenti al Presidente USA attraverso frammenti di suoi stessi discorsi e alcuni versi inequivocabili. “Un leader senza cervello”, così viene definito da Waters.

Insomma, un lavoro molto impegnato, che però non tralascia i conseguenti panorami intimi: le tinte però sono meno cupe del solito, e l’atmosfera di The Wall è ripresa solo in parte.

Sono 12 i brani contenuti in Is This the Life We Really Want?, alcuni dei quali già suonati live nel tour mondiale che è già iniziato questo venerdì, in attesa di conoscere le tappe europee. A tenere il tutto il suono del pianoforte, e anche la chitarra è spesso acustica, mancando quell’urgenza rock che più aveva segnato i Pink Floyd. Merito anche del principale collaboratore Nigel Godrich, che vanta nel curriculum una lunghissima militanza al fianco dei Radiohead

A chiudere il concept album sulle varie devastazioni compiute dall’umanità c’è comunque una suite in tre brani che racconta una storia d’amore, unico elemento in grado di controbilanciare gli orrori descritti da Waters nel resto del suo lavoro.