Rocco Siffredi non avrebbe dovuto fare il porno attore. Questo era il sogno di sua madre che, invece, l’avrebbe visto bene a lavorare come tecnico, magari alla Sip: “Mia madre voleva che io andassi a lavorare alla Sip perché ci lavorava mio zio. Di sicuro sarei stato uno di quelli che arrivava a casa delle donne per cambiare il cavo dicendo “signora non funziona il telefono”. Lo avrei fatto apposta” ha dichiarato all’Adnkronos. Peccato che, fin da giovane, Rocco Siffredi aveva capito che il suo futuro sarebbe stato un altro e che avrebbe trasformato una passione in un lavoro: “A 13 anni ho visto il primo giornale porno e ho capito che volevo fare questo lavoro. C’erano amici che volevano fare i poliziotti, il medico.. e io volevo fare il pornostar. Ricordo il medico di famiglia che mi diceva “sarai dannato, ti drogherai, ti ammalerai di Aids e non avrai una famiglia”, ma questo lavoro per me rappresentava la libertà” ha aggiunto.

Rocco Siffredi voleva fare il pornostar

E, invece, Rocco Siffredi si è formato una famiglia, ha una moglie che lo ama alla follia ed è uno degli attori porno più apprezzati in Italia (e non solo). A “Verissimo” ha persino raccontato della morte del fratello, di un trauma che ancora oggi gli fa male. Una delle pagine più brutte della sua vita. In merito, invece, a presunti rapporti omosessuali, ha dichiarato a Gay.it: “Ci sono stati dei momenti, nella mia vita, che a decidere non ero io, ma il mio corpo [...] Io, rispetto a molti altri attori, non ho mai avuto problemi a girare scene dove magari si stimolava il mio lato b ed ho sempre trovato ridicolo, mi creda, tutto quel “machismo”. Un’esperienza come tante. Problemi con mia moglie? No! Io e mia moglie vedemmo il documentario ancor prima dell’intervista a ‘La Zanzara’, e mia moglie si dimostrò, anche in quell’occasione, una donna molto intelligente. Se il nostro matrimonio ancora funziona è solo ed esclusivamente grazie a lei. Una donna meravigliosa”.