E’ stato, per ora, il momento più emozionante delle tre serate di questa 63° edizione del Festival di Sanremo: ospite sul palco dell’Ariston il grandissimo Roberto Baggio.

Il calciatore italiano forse più famoso in tutto il Mondo sorprende per la sua timidezza, la sua discrezione, la paura di essere sotto i riflettori, lui che sul campo da gioco “mangiava” gli avversari neanche fosse il mostriciattolo blu di Pac-Man. “Non dormo da 10 notti“, ammette candidamente, e con una semplice frase subito esterna la sua grandissima semplicità.

L’intervista di Fazio si sofferma sulla sua carriera calcistica: “E’ andata bene – dichiara Baggio – anche se da giovanissimo ho avuto un gravissimo incidente, non ho giocato per due anni e per tanti non avrei potuto giocare, ma la passione, il desiderio e il sacrificio sono stati determinanti per il dopo. Ho avuto sei interventi chirurgici nella mia carriera e pesano ancora oggi“.

Quindi si parla del suo impegno per la pace che il fantasista ha svolto, in silenzio, durante l’ultimo decennio:  ”L’esperienza per le attività umanitarie ti danno una gioia e una felicità indescrivibile e credo che non rinuncerò a questo. Sono ambasciatore della Fao da più di 10 anni. Non posso dimenticare un viaggio in Laos, afflitto dalla aviaria in quel tempo. Senza dimenticare le mine antiuomo ancora presenti. Poi sono stato in Perù: ho potuto imparare tanto dalla dignità e dalla compostezza di queste persone colpite da un’inondazione”.

Emozionante e molto bella la lettera che poi l’ex Divin Codino legge ai giovani. Ve la riportiamo qui in versione integrale insieme al video dell’intero intervento:

A tutti i giovani e tra questi ci sono anche i miei tre figli.
Per vent’anni ho fatto il calciatore. Questo certamente non mi rende un maestro di vita ma ora mi piacerebbe occuparmi dei giovani, così preziosi e insostituibili. So che i giovani non amano i consigli, anch’io ero così. Io però, senza arroganza, stasera qualche consiglio lo vorrei dare. Vorrei invitare i giovani a riflettere su queste parole.

La prima è passione.
Non c’è vita senza passione e questa la potete cercare solo dentro di voi. Non date retta a chi vi vuole influenzare. La passione si può anche trasmettere. Guardatevi dentro e lì la troverete.

La seconda è gioia.
Quello che rende una vita riuscita è gioire di quello che si fa. Ricordo la gioia nel volto stanco di mio padre e nel sorriso di mia madre nel metterci tutti e dieci, la sera, intorno ad una tavola apparecchiata. E’ proprio dalla gioia che nasce quella sensazione di completezza di chi sta vivendo pienamente la propria vita.

La terza è coraggio.
E’ fondamentale essere coraggiosi e imparare a vivere credendo in voi stessi. Avere problemi o sbagliare è semplicemente una cosa naturale, è necessario non farsi sconfiggere. La cosa più importante è sentirsi soddisfatti sapendo di aver dato tutto, di aver fatto del proprio meglio, a modo vostro e secondo le vostre capacità. Guardate al futuro e avanzate.

La quarta è successo.
Se seguite gioia e passione, allora si può parlare anche del successo, di questa parola che sembra essere rimasta l’unico valore nella nostra società. Ma cosa vuol dire avere successo? Per me vuol dire realizzare nella vita ciò che si è, nel modo migliore. E questo vale sia per il calciatore, il falegname, l’agricoltore o il fornaio.

La quinta è sacrificio.
Ho subito da giovane incidenti alle ginocchia che mi hanno creato problemi e dolori per tutta la carriera. Sono riuscito a convivere e convivo con quei dolori grazie al sacrificio che, vi assicuro, non è una brutta parola. Il sacrificio è l’essenza della vita, la porta per capirne il significato. La giovinezza è il tempo della costruzione, per questo dovete allenarvi bene adesso. Da ciò dipenderà il vostro futuro. Per questo gli anni che state vivendo sono così importanti. Non credete a ciò che arriva senza sacrificio. Non fidatevi, è un’illusione. Lo sforzo e il duro lavoro costruiscono un ponte tra i sogni la realtà.

Per tutta la vita ho fatto in modo di rimanere il ragazzo che ero, che amava il calcio e andava a letto stringendo al petto un pallone. Oggi ho solo qualche capello bianco in più e tante vecchie cicatrici. Ma i miei sogni sono sempre gli stessi. Coloro che fanno sforzi continui sono sempre pieni di speranza. Abbracciate i vostri sogni e inseguiteli. Gli eroi quotidiani sono quelli che danno sempre il massimo nella vita.

Ed è proprio questo che auguro a Voi ed anche ai miei figli”.