Forse una delle voci più influenti nel mondo del rock, quella di Robert Plant. Insieme ai Led Zeppelin ha scritto una pagina fondamentale nella storia della musica, partendo dal blues nero e arrivando a definire con potenza i contorni del rock, per spingersi poi ancora oltre.

All’Auditorium Parco della Musica di Roma si è dunque celebrato un appuntamento importante anche dal punto di vista storico, non solo per i fan del gruppo e del cantante, che allo scioglimento della band ha inaugurato una carriera solista in cui ha esplorato la world music, sempre virata verso il rock.

Dunque tradizione e novità si sono intrecciate sabato scorso nella capitale, che ha accolto a braccia aperte il musicista e la sua nuova band di supporto, i Sensational Space Shifters, con i quali Plant sta per pubblicare un nuovo album.

No quarter, Down to the sea, Spoonful, Black Dog, Rainbow, Going to California, Fixin to die, Whole lotta love, The Enchanter, Babe I’m gonna leave you e i due bis Turn it up e Rock and Roll: Robert non si è risparmiato, tra vecchie glorie e nuove composizioni, chitarre, bassi e strumenti esotici da tutto il mondo.

Infine è riuscito anche a far scatenare il composto pubblico della cavea, che aveva ascoltato in precedenza in silenzio rispettoso. Ma con una voce del genere e una musica così trascinante non si può rimanere fermi.

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