L’attore di Ufficiale gentiluomo, viene premiato in Campidoglio dove, in occasione del Festival Internazionale del Cinema di Roma, vince L’Acting Award, un premio per celebrarne l’ intera carriera, di fronte alla quale, però, Richard Gere ha sempre agito attribuendole un valore secondario, rispetto agli affetti famigliari e alle virtù spirituali, evitando di venirne divorato.

Sessantadue anni e dimostrarne anche qualcuno in più, lo sguardo di Gere, però, trasmette l’ integrità morale con cui si confesserà alla stampa, denudandosi dal divismo da cui è afflitta una larga parte di star.

Fare l’attore è un mestiere che sicuramente lo diverte e lo arricchisce, visto che che gli permette di viaggiare molto, visitare luoghi e genti sempre diverse e conoscere continuamente gli aspetti variabili della vita a seconda della latitudine.

Ciò nonostante, è il futuro del figlioletto appena adolescente e della sua vita coniugale che lo interessa maggiormente, insieme all’amore universale, vissuto con la coscienza che ognuno di noi è intrinsecamente collegato al Tutto, e che solo con la partecipazione e l’empatia si è in grado di assegnare le giuste priorità.

Si dichiara, poi, favorevole a quel movimento globale recentemente sorto in contrapposizione con l’avidità generale del sistema che governa le nostre esistenze, schierandosi con il pensiero degli Indignados.