Richard Gere è approdato in Italia per presentare il suo ultimo film, Franny, che cercherà di farsi spazio nei botteghini nostrani in mezzo al nuovo atteso capitolo di Star Wars e agli immancabili cinepanettoni. La pellicola che racconta di un milionario filantropo che ha donato una parte dei suoi soldi alla realizzazione di un ospedale per bambini riuscirà a conquistare il pubblico italiano delle feste?

Per promuovere al meglio Franny, film diretto dall’esordiente Andrew Renzi, Richard Gere sta concedendo diverse interviste. Dopo essere stato negli studi di Che tempo che fa domenica scorsa, l’attore di Pretty Woman e Ufficiale e gentiluomo ha parlato della sua ultima fatica anche a Repubblica.

Nell’intervista, a proposito del film Richard Gere ha dichiarato: “Ho lavorato molto attraverso l’intuizione, non pensavo che ci fosse bisogno di una storia complicata alle spalle. L’ho costruito attraverso vere e proprie fotografie. Quando ho iniziato a parlarne con il regista, gli ho chiesto quali fossero le immagini nella sua testa; non si trattava di capire i fatti della sua vita, piuttosto quali fossero i suoi sogni. Andrew mi ha dato delle immagini, da lì siamo partiti, poi abbiamo continuato a lavorare a livello fotografico per delineare lo spazio mentale del protagonista. In particolare c’è una foto di Hemingway per me molto evocativa, e così alla fine Franny gli somiglia un po’, somiglia un po’ allo scrittore alla fine della sua vita, con quella barba, sovrappeso, brizzolato ma allo stesso tempo con una grande tensione interiore”.

L’attore ha però discusso anche della difficile situazione internazionale attuale, augurandosi un incontro tra Papa Francesco e il Dalai Lama: “Parlerebbero di come aiutare il mondo e renderlo più saggio, di come rendere più compassionevole l’umanità, meno violenta. Pur venendo da culture diverse potrebbero fare tantissimo, sono all’apice del loro potere e sono personaggi tra i più straordinari che siano mai esistiti”.

Riguardo al massacro degli scorsi giorni compiuto a San Bernardino, in California, Richard Gere ha affrontato il delicato argomento delle armi negli Stati Uniti: “Tutti pensavano che ci sarebbe stata una stretta sulle armi, l’America è il paese più armato del mondo, una follia, invece la vendita delle armi e l’utilizzo di vigilanti privati sono aumentati. Tutto ciò è sbagliato, purtroppo negli Usa si lavora solo sugli effetti e non sulle cause, invece andrebbero comprese le ragioni degli essere umani che fanno queste cose, come i motivi per i quali si comportano così”.

Richard Gere spera poi di girare un film in Italia, magari “del mio amico Bernardo Bertolucci”, però aggiunge che “ci sono anche tanti altri bravi registi italiani, chissà che non si riesca a fare un film italiano prima di smettere di recitare”.