Riccardo Muti approda sul piccolo schermo. Il celebre direttore d’orchestra terrà su Rai 5 delle vere e proprie lezioni di musica a partire dal prossimo 21 ottobre. Per riscardarsi in vista del debutto del programma televisivo Prove d’orchestra, ha trasformato in uno spettacolo già la presentazione della trasmissione.

Riccardo Muti presentando Prove d’orchestra ha affrontato vari argomenti. Innanzitutto ha parlato delle otto puntate del programma, che secondo lui: “sono il segno di un coraggio della Rai, di un atteggiamento più deciso nel dare spazio al bello”.

Riguardo a Prove d’orchestra, il direttore di Rai Cultura Silvia Calandrelli ha voluto inoltre aggiungere: “Abbiamo creduto molto nel progetto, anche perché viene mostrato il lato umano e la generosità del Maestro, vero patrimonio dell’umanità, verso i giovani componenti della sua orchestra fondata proprio per formare i musicisti del futuro”.

Le otto puntate di cui sarà composto il programma avranno una durata che varia dall’ora alle due ore e mezzo e mostreranno il grande direttore d’orchestra, che nel 2005 si è dimesso dalla Scala di Milano, non solo mentre dirige i suoi musicisti, ma anche mentre dialoga con loro e con il pubblico presente.

Riccardo Muti, che attualmente dirige la Chicago Symphony Orchestra, ha inoltre discusso dell’orgoglio di essere italiano: “Spesso abbiamo il complesso dello straniero e non ci rendiamo conto del privilegio di esser nati nel Paese della bellezza, della cultura e della storia della musica, non più della musica purtroppo. E questo è colpa nostra. Spesso abbiamo la tendenza a piegare il ginocchio allo straniero. Forse se mi fossi chiamato Von Muti avrei fatto più carriera”.

Riccardo Muti ha poi parlato del suo passato: “Negli anni del mio esordio l’indimenticato Francesco Siciliani, all’epoca anche consulente generale per la musica lirica e sinfonica della Rai, mi invitò a dirigere la loro orchestra. Fu il mio primo esperimento nazionale. Oltre all’emozione, ricordo anche la sorpresa nello scoprire un cachet umiliante. Presi coraggio e telefonai alla responsabile della parte finanziaria a Roma che dopo avermi ascoltato mi rispose: ‘Ma perché, non gli basta?’ Vuol dire che da allora un po’ di carriera l’ho fatta”.