Revenge è tornato! Anche la terza stagione è partita, con il suo carico di colpi di scena. Vediamo cosa è successo.

La cosa bella di Revenge è che spinge sull’acceleratore, come nello scorso finale di stagione: è successo praticamente di tutto. Per tutto, intendo la qualunque: morti, esplosioni, rivelazioni, figli che ritornano, tentati omicidi e cosi via. Dallo scorso 14 maggio, giorno della messa in onda del season finale della seconda stagione, Revenge ha lasciato tutti col fiato sospeso per la grande rivelazione che Emily aveva deciso di fare a Jack, pronto ad uccidere Conrad, ovvero di essere Amanda Clarke, l’amore della sua vita (non come quell’altra, morta, con cui ha fatto un figlio, per intenderci) sotto mentite spoglie. Dopo due anni negli Hamptons, è esplosa una bomba e non solo letteralmente: quella reale ha ucciso il povero Declan, quella metaforica ha riportato il figlio di Victoria, Patrick, a casa, e portato Emily a rivelare tutto al suo grande amore. Ah, e a mandare in prigione il povero Nolan.

Come si è risolto tutto questo pasticcio nel primo episodio della terza, attesissima stagione di Revenge? La risposta è: alla velocità della luce. Vediamo rincorrersi in soli 40 minuti tutte le storyline e gli aggiornamenti a sei mesi dai fatti del season finale; e tutte, più o meno, si risolvono in sei secondi netti. Nolan esce di prigione, non sappiamo come ha fatto a scagionarsi, ma tant’è. Ciao Nolan.

Dal canto di Conrad, in piena ascesa politica al trono del mondo, lo vediamo ergersi e poi accasciarsi grazie a un trucco neanche tanto furbo di Emily, che maneggia le cartelle cliniche e gli versa qualcosa nell’acqua, portandolo in ospedale e mettendolo davanti a una malattia mortale, che lo fa immediatamente ritirare. Zac, problema Conrad in politica risolto, sei secondi anche qui.

E il nodo Jack/Amanda? Il fulcro attorno al quale gli sceneggiatori hanno costruito tre anni di show si è esaurito in altrettanti, scarsissimi minuti: il confronto post rivelazione è tristissimo, velocissimo, freddissimo. E si risolve il problema anche qui: Jack la perdona, ma non la vuole più vedere. Fine.

Il tanto annunciato addio dell’attrice Ashley Madekwe ha avuto una risoluzione ancora più triste: messa all’angolo da Emily e Victoria insieme, prende un aereo e torna a Londra. Ciao ciao Ashley.

Insomma, la sensazione è quella di azzeramente di tutto quello che è successo in due anni di show: basta parlare di Initiative, basta parlare di Conrad in politica, basta parlare di Amanda finta che è morta. Cambiato lo showrunner Kelley, ecco che il nuovo team cerca di ripartire da capo, ma lo fa malissimo. Insomma, snocciola in un episodio quello che avrebbe potuto spiegare in almeno tre, con dovizia di particolari e altrettanti risvolti trash, che poi sono quella cosa che più apprezziamo in Revenge.

Speriamo torni tutto sui binari: neanche il cliffhangerone finale (il ritorno di Aiden che non è evidentemente morto e l’alleanza con Victoria contro Emily) nè quello di apertura (il solito sparo, questa volta ad Emily, di cui non si conosce la mano) mi hanno fatto sospirare più di tanto. Insomma, Revenge, che mi combini?