Revenant – Redivivo con Leonardo DiCaprio, candidato al premio Oscar come miglior attore protagonista, porta sul grande schermo una storia realmente accaduta nel selvaggio West, durante la prima metà del 1800, nel territorio a ridosso del parco di Yellowstone (teatro di scontri fratricidi tra tribù di indiani d’America e attacchi da parte dei conquistatori bianchi).

Scritto, diretto e prodotto dal già premio Oscar – per Birdman – Alejandro G. Iñárritu, Revenant è un’epica narrazione della sopravvivenza e della trasformazione, fisica e morale, dell’esploratore e guida Hug Glass (Leonardo DiCaprio) che, durante una spedizione di cacciatori di pellicce, è attaccato da un grizzly che lo ferisce mortalmente. Proprio per questa ragione, DiCaprio (Glass) è abbandonato dai compagni e, al tempo stesso, assiste inerme alla morte del figlio Hawk, avuto da un’indiana d’America, per mano di John Fitzgerald (Tom Hardy), il traditore compagno di spedizione.

Sono la forza e l’amore che nutre per la moglie, morta anni prima in un attacco dell’esercito americano al villaggio indiano, a condurlo verso un viaggio, che si trasforma in un’Odissea nel selvaggio West, che lo porta a percorrere 300 chilometri all’inseguimento di John Fitzgerald (Tom Hardy).

Revenant, il film

Il film, candidato a 12 premi Oscar (tra i quali miglior film, miglior regia e miglior attore protagonista) è un inno alla forza incontrastabile della natura e alla forte spiritualità di Glass (Leonardo DiCaprio). La scena iniziale del film è, per lo spettatore, un’esperienza totalizzate grazie alle riprese di Iñárritu che sono così realistiche da riuscire a trasportare il pubblico nella selvaggia forza della foresta e tra i respiri affannati e impauriti dei partecipanti alla spedizione.

La compagnia di cacciatori, della quale Glass è la guida, è decimata a causa dell’attacco degli indiani che vogliono impadronirsi delle pelli, ed è costretta a fuggire. Già dalle primissime scene si percepisce la tensione tra Glass e John Fitzgerald (Tom Hardy) un cacciatore e mercenario privo di scrupoli che disapprova Hawke (il figlio che Glass ha avuto dalla moglie appartenete a una tribù di indiani d’America e morta a causa di un attacco al villaggio da parte dei bianchi).  Durante la fuga dagli indiani, Glass (DiCaprio) subisce la terribile aggressione del grizzly, simbolo della forza bruta e del selvaggio (una scena che mette in evidenza le straordinarie capacità interpretative di DiCaprio e quelle da regista di Iñárritu).

A causa delle ferite credute mortali dai compagni di spedizione, Glass viene inizialmente soccorso e trasportato nonostante il parer contrario di John Fitzgerald e poi, a causa delle estreme condizioni climatiche, della montagna innevata da scalare e dell’inseguimento degli indiani, Glass vine abbandonato e sepolto sommariamente mentre assiste inerme all’uccisione di suo figlio Hawke da parte di John Fitzgerald. Nonostante le ferite mortali, il freddo, la mancanza di cibo, i pericoli della foresta, l’inseguimento della tribù indiana e dell’immensa solitudine, Leonardo DiCaprio – Glass nel film - ripercorre 300 chilometri con il sostegno delle apparizione oniriche della moglie e compie il suo viaggio verso la vendetta alla ricerca di John Fitzgerald, l’uomo che l’ha tradito uccidendo prima suo figlio e poi abbandonandolo.

Leonardo DiCaprio nel ruolo di Hug Glass

Giunto ormai alla sua sesta nomination all’Oscar (Buon compleanno Mr. Grape nel 1994, The Aviator nel 2005, Blood Diamond – Diamanti di sangue nel 2007 e The Wolf of Wall Street nel 2014) Leonardo DiCaprio potrebbe vincere l’ambita statuetta grazie all’interpretazione del cacciatore ed esploratore Hug Glass. Il ruolo, a detta dello stesso attore, è stato uno dei più impegnativi della sua carriera, non solo per via del pesante make up scenico ma soprattutto dal punto di vista psicologico poiché gran parte delle scene che DiCaprio ha girato sono completamente prive di dialogo. Come confermano le dichiarazioni stesse di Leonardo DiCaprio: «Spesso ho interpretato personaggi complessi e pieni di cose da dire, perciò questo ruolo per me è diverso da ogni altro.  Qui dovevo trasmettere le mie sensazioni senza parlare, oppure esprimendomi in una lingua diversa. Il film ha catturato le nostre vere sensazioni nel momento in cui le provavamo, la nostra capacità di adattamento alla natura, situazioni estemporanee capitate durante le riprese. Dovevamo esplorare i meccanismi più intimi dell’istinto di sopravvivenza».

Su indicazione di Iñárritu, DiCaprio è riuscito a portare in vita un personaggio fortemente realistico e, al tempo stesso, a far entrare il pubblico nel West incontaminato ed estremamente selvaggio come quello del 1823, anno nel quale è ambientato il film. L’attore riesce a esprimere in modo sorprendente il suo rapporto con la natura in tutte le sue sfumature e la sua vitalità spesso dura e distruttiva. Il merito va forse alla scelta dell’attore di origini italiane di non avere controfigure non solo nella scena della lotta con il grizzly ma anche quando resta sepolto nella neve, senza vestiti a meno cinque gradi,  e a salta dentro un fiume ghiacciato. Ogni momento di questo genere lo ha portato a immedesimarsi sempre di più nella volontà ferrea di Glass.