Arrivano con quasi mezz’ora di ritardo Alejandro González Iñárritu e Leonardo DiCaprio alla conferenza stampa romana di Revenant – Redivivo. Una conferenza blindata, con tornelli per “bloccare” i giornalisti in sala e il divieto assoluto di fare foto o video. Il regista messicano appare riposato e sorridente, DiCaprio più assonnato e riflessivo. Da come si parlano durante i momenti in cui le interpreti traducono le loro risposte si capisce che c’è un forte legame tra i due, un’intesa che traspare chiarissima nella pellicola, un’intesa che forse regalerà a DiCaprio il primo, agognato, Oscar da una Academy che per troppi anni lo ha snobbato.

D’altra parte Revenant è certamente un film che ha legato e legherà indissolubilmente i due, lo si vede dalla vicinanza con cui Iñárritu ha ripreso Leonardo DiCaprio, filmandone da vicino il respiro che appanna l’obiettivo, il sangue, la sofferenza, mai una macchina da presa era stata così incollata all’attore.

Grazie a questa vicinanza della macchina da presa “si ha una esperienza viscerale di quanto stanno vivendo i personaggi”, lo dice DiCaprio, che aggiunge “la capacità di Alejandro (il regista ndr) e Chivo (Emmanuel Lubezki, il direttore della fotografia ndr.) è stata proprio di quella di farti entrare a far parte di questo mondo in modo così naturale. Questo può essere definito una sorta di neo-realismo, di docu-drama dove c’è questo fondersi di quelli che sono i sentimenti più profondi e le sensazioni più intime del personaggio e insieme questi paesaggi così epici, così grandiosi. Credo di non aver mai partecipato ad un film in cui la capacità e la padronanza del mestiere sono così evidenti ed eccezionali come nel caso di Iñárritu e Lubezki. C’è questa visione di questi paesaggi grandiosi e nel contempo la percezione così diretta dei bisogni e dei sentimenti più intimi dei personaggi”.

Iñárritu fa eco a DiCaprio aggiungendo che “la sua volontà era proprio quella di portare la gente dentro quei paesaggi, farli entrare dentro, offrire una sorta di soggettiva. L’obiettivo era proprio quello di unire un film ma anche un documentario. Mi sembra di aver letto recentemente un titolo di un articolo che si riferiva al nostro film chiamandolo “National Leographic” invece National Geographic”.

Alla fatidica domanda dei giornalisti in sala se un Oscar potrebbe aggiungere qualcosa alla sua strepitosa carriera, DiCaprio si smarca alla grande, da comunicatore navigato, affermando che un riconoscimento dall’Academy avrebbe un risultato importantissimo, quello di promuovere film così coraggiosi e complessi come Revenant:

Non abbiamo fatto questo film per l’Oscar, l’Oscar però può aiutare questo film ad essere visto e a far capire ai finanziatori e agli studios che vale la pena rischiare per finanziare film di questo tipo.

Staremo a vedere se il 28 febbraio, alla serata degli Oscar 2016, il film riuscirà ad ottenere la statuetta più ambita, quella di miglior film e se DiCaprio potrà finalmente conquistare il suo Oscar come miglior attore.