È uno scontro acceso tra giornalisti e professionisti quello che si sta scatenando nelle ultime ore a seguito della messa in onda della puntata del 29 maggio di Report, focalizzata sugli allevamenti di suini dell’azienda alimentare Amadori e l’utilizzo di antibiotici.

A fare particolarmente discutere sono state le infrazioni alle norme igieniche riscontrate dai reporter del programma condotto da Milena Gabanelli.

Le immagini dell’inchiesta di Sabrina Giannini – dal titolo Resistenza passiva – hanno infatti mostrato anche situazioni sconcertanti come la presenza di topi, un addetto che orinava all’interno dell’allevamento e metodi poco rispettosi del benessere degli animali.

La Amadori non ha però subito passivamente le conseguenze dell’inchiesta, che si concentrava sulla presenza di farmaci nell’acqua fornita ai suini, e ha diramato una nota nella quale si è detta “sconcertata per la visione assolutamente parziale e scorretta offerta dalla trasmissione rispetto al suo operato.”

L’azienda ha infatti contestato l’introduzione illegale e senza autorizzazione della troupe di Rai Tre, spiegando di non aver voluto rilasciare dichiarazioni in quanto contrariati dalla modalità di recupero delle informazioni giudicata ben poco consona. La Giannini ha ribattuto affermando di aver chiesto di poter visitare le strutture della Amadori, senza però ricevere una risposta soddisfacente.

Sotto il microscopio anche la freschezza delle immagini mostrate da Report, che stando alle note della Amadori risalirebbero a 6 mesi fa e mostrerebbero “una struttura datata compresa all’interno di un piano aziendale di ristrutturazione e che già oggi è completamente ristrutturata.”

Inoltre la maggior parte delle immagini riguarderebbero “un locale isolato rispetto al resto della struttura, destinato al ricovero di animali che hanno manifestato dei problemi, come la legge prevede per ogni allevamento”, quindi non rappresentative degli usuali metodi di allevamento.

Il problema dei topi – viene precisato – sarebbe poi usuale per chiunque si occupi di alimentari e di allevamenti, e la Amadori si dice in ogni caso in prima linea nell’opera di derattizzazione come da normative. Le stesse norme che sarebbero rispettate anche nel campo della biosicurezza e della salvaguardia del benessere animale, con controlli periodici da parte di veterinari interni ed esterni.

Infine arriva anche la precisazione sulla materia principale del contendere, l’uso di antibiotici in proporzioni massicce, che invece sarebbero impiegati solo “a scopo curativo, mai preventivo” e quando ritenuto necessario dagli esperti. La macellazione degli animali avverrebbe poi dopo un periodo di sospensione durante il quale viene smaltito dall’organismo.