Si conclude con un nulla di fatto l’ennesimo tentativo di rivoluzione amministrativa in Rai. È infatti arrivata pochi minuti fa la lettera del ministero dello Sviluppo Economico (attribuita al sottosegretario Antonello Giacomelli) nella quale, sulla scorta di quanto già affermato dall’Avvocatura di Stato, viene giudicato inapplicabile il tanto chiacchierato tetto dei 240mila euro lordi all’anno per i compensi degli artisti.

Il documento ha fatto tirare un sospiro di sollievo alla dirigenza e ai tanti dipendenti che avrebbero visto ridimensionato il loro stipendio (tra cui Fabio Fazio, che aveva polemizzato aspramente contro l’ipotesi, e l’immarcescibile Bruno Vespa).

La lettera verrà poi sottoposta al Consiglio di amministrazione Rai di inizio maggio, che dovrebbe ratificarla senza tentennamenti, considerando il fatto che lo Stato è l’azionista unico dell’azienda di viale Mazzini.

Salve dunque le prestazioni artistiche, per quanto la Rai – viene caldeggiato nel documento del ministero dello Sviluppo Economico – dovrà mettere in cantiere quanto prima un nuovo regolamento interno esplicativo sulla questione.

Il palinsesto della prossima stagione potrà dunque essere concorrenziale e rispondente alle esigenze del mercato, in quanto non dovrà andare incontro alle tante defezioni minacciate dai divi Rai che, in cerca di migliori condizioni economiche, avevano parlato di un passaggio alla concorrenza.