Il 31 marzo uscirà nelle sale italiane RACE – Il Colore della Vittoria, film sulla storia di Jesse Owens e sulle sue quattro medaglie d’oro alle Olimpiadi del 1936. Quale luogo migliore per incontrare il protagonista Stephan James (già star di Selma) ed il giornalista Federico Buffa (doppiatore del cronista sportivo nel film) del Palazzo del CONI? E’ infatti la sala delle torce olimpiche ad ospitare il nostro incontro e a fare da sfondo suggestivo a questo viaggio indietro nel tempo nella Berlino nazista del ’36.

Stephan, come si è preparato per interpretare Jesse Owens? Quanto sapeva di questo atleta prima di iniziare le riprese?

Quando ho sentito per la prima volta che stavano facendo un film su Jesse Owens, questo nome mi suonava familiare ma mi sono reso conto di sapere solo delle medaglie d’oro che aveva vinto e non delle circostanze riguardanti la sua vita e quel particolare momento storico. Ho dovuto fare quindi delle ricerche approfondite su questo personaggio per interpretarlo e non potevo certo trovare materiale del 1936 su internet. Fortunatamente per me, il documentario di Leni Riefenstahl, Olympia, un film che dura circa 5 ore, mi ha aiutato molto. Per capire invece l’uomo che si celava dietro l’atleta ed approfondire l’aspetto umano della vicenda, ho avuto modo di parlare con le tre figlie di Jesse che mi hanno accolto a braccia aperte e guidato.

E’ una persona sportiva? Come si è preparato fisicamente per il ruolo?

Io gioco a basket e quindi l’atletica leggera era un mondo totalmente nuovo per me. Ho dovuto non solo imparare a correre veloce ma ad acquisire lo stile di corsa, unico, che Jesse aveva. Mi sono concentrato sui piccoli dettagli, da come si posizionava prima di iniziare una corsa alle espressioni del suo volto prima dopo e durante. Dopo questa preparazione, ho iniziato a rispettare molto gli atleti perché mi sono reso conto di quanto allenamento c’è dietro ogni esercizio, ogni prova.

Come ha lavorato con Jason Sudeikis, che nel film interpreta l’allenatore di Owens, Larry Snyder? Quanto sapevate del rapporto tra i due e quanto invece avete dovuto immaginare? 

Lui è pessimo (ride). La prima volta che l’ho incontrato è stato un paio di mesi prima di girare, sono andato a  New York per passare un po’ di tempo con lui e conoscerlo. Abbiamo parlato di tutto tranne che del film durante il primo incontro. Jason è una persona con i piedi per terra e con cui è particolarmente facile parlare, nonostante tutto il successo che ha avuto. Riguardo al rapporto tra i nostri due personaggi, se io ho avuto poco materiale su Jesse, Jason ne ha trovato ancor meno su Larry Snyder e dobbiamo dunque l’intera credibilità del personaggio al suo grande impegno nel costruirlo. Credo inoltre che nel film siamo riusciti a catturare l’essenza di questo profondo rapporto di amicizia tra i due che è durato fino alla scomparsa dell’allenatore.

Quanto è importante al giorno d’oggi fare un film come questo? Che lezione pensate ci possa insegnare questa storia?

Credo sia molto importante. Grazie anche al mio contributo, le giovani generazioni e tutte quelle persone che come me sapevano poco di questa persona e delle sue imprese, potranno saperne di più ad 80 anni dalle Olimpiadi del 1936 e capire quanto siamo arrivati lontano da allora. Ha significato molto per me essere la persona designata a raccontare questa storia ed ho cercato di esserne il miglior portavoce possibile.

Non credo poi che Jesse Owens avesse intenzione di andare a Berlino per provare qualcosa al mondo, lui ci andò perché amava correre più di ogni altra cosa, oltre alla sua famiglia ovviamente. La forte amicizia che ha stretto con l’atleta tedesco Carl Luz Long, una persona che avrebbe dovuto essere, sulla carta, un suo nemico, è stata possibile grazie all’amore di entrambi per l’atletica. Se queste due persone così diverse son riuscite a diventare amiche nel 1936,  in un momento storico così difficile per il mondo, nessuno di noi ha scuse per non ripetere il loro esempio nel 2016.

Oltre all’importanza che questi film hanno per discutere temi come il razzismo, la tendenza, soprattuto americana, a fare film su storie vere,  secondo voi deriva da un bisogno che abbiamo di ricordarci che certi “miracoli” possono accadere e non è sempre tutta finzione?

Buffa: qualche anno fa uno dei più famosi giocatori di basket degli anni 90, Charles Barkley disse:  “perché continuate a pensare che noi siamo dei role model, noi non siamo degli esempi, noi facciamo migliaia di errori, sbattiamo fuori i giornalisti, ci droghiamo, perché guardate sempre a noi?”.  La risposta è semplicemente questa: perché quello che fate influenza gli altri, essere definiti dei role model non ha necessariamente una connotazione positiva. Il cinema italiano ignora totalmente lo sport raccontato, lo tratta solo a livello caricaturale e parodistico. Gli americani hanno insegnato al mondo, per via della loro particolarissima forma epica, che lo sport invece è eccezionalmente adatto al cinema. Quando ho chiesto qualche tempo fa perché sulle Olimpiadi del 60 (le Olimpiadi che mettono l’Italia sulla mappa dello sport dopo aver perso la guerra) mi sono sempre sentito rispondere che è troppo costoso poiché, per esempio, non si riuscirebbe a mettere sugli spalti abbastanza figuranti. Stephan però mi raccontava, a proposito di RACE, che le scene allo stadio sono tutte lavorate in computer grafica. Io credo quindi che non ci sia la volontà, in Italia non si da mai allo sport l’idea di un valore sociale. Le storie americane preservano sempre questo valore, prevedono sempre “la seconda opportunità”. Se ci fate caso, in questi film si commette sempre un errore ma risulta sempre naturale pensare  ed aspettarsi di avere una seconda chance. Lo sport sembra costruito ad hoc per questa struttura, perché non finisce sempre tutto in una sola partita, in una gara.

Tornando al discorso del razzismo, sembrerebbe che il film ricalchi gli avvenimenti storici con uno sguardo un po’ più morbido rispetto alla realtà. In un dialogo con il rivale tedesco Carl Luz Long infatti,  Jesse Owens rimarca quanto la situazione negli Stati Uniti in relazione alle discriminazioni razziali non sia tanto differente dalla Germania e l’Europa.

I fatti che raccontiamo sono realmente accaduti ma immagino che, essendo un film PG13 ( vietato ai minori di 13 anni) il regista e la produzione abbiano deciso di tenere da parte gli avvenimenti più forti e non adatti a quel tipo di pubblico. Nonostante ciò, il film mostra molti episodi di razzismo e discriminazione a cui gli afro-americani erano soggetti. Nell’università di Jesse, nell’Ohio, i membri della squadra di football non volevano neanche condividere gli spogliatoi con Owens ed i suoi compagni. Ai neri non venivano date borse di studio quindi Jesse ha dovuto fare due o tre lavori contemporaneamente per mantenersi all’università e supportare la sua famiglia. Tornando a ciò che Owens disse a Luz Long, confermo che è tutto vero e che Jesse aveva ragione. Nonostante la situazione in Germania fosse terribile, quella in America non era poi tanto meglio. La vita negli Stati Uniti non migliorò per l’atleta, anche se ormai era famoso dopo aver vinto ben quattro medaglie d’oro.

Un eroe sportivo del nostro tempo ?

James: Usain Bolt è il Jesse Owens attuale, sarebbe bello poter vedere i due correre insieme, gli uomini più veloci del loro tempo. Jesse correva con delle scarpe che sembrano scarpette da ballo, per questo credo sarebbe interessante vedere come gareggerebbe adesso con le scarpe giuste.

Buffa: Nel 1936 Owens, con quelle scarpe, su delle piste piene d’acqua, corre 10’’02. In 80 anni quel primato del mondo si è mosso solo di circa 6, 7/10. Questi dati dimostrano che Owens era veramente un fenomeno che alimentato e allenato oggi, se la giocherebbe ancora alla grande.

Federico, come ha accolto questa proposta di fare il doppiatore? Ha avuto dubbi o ha detto subito si ?

Entrambe le cose direi. Come Stephan non avrebbe mai potuto rinunciare a interpretare Jesse Owens, io non potevo sottrarmi a questa esperienza. Alessandro Rossi (doppiatore) è stato pazzesco, mi ha veramente aiutato anche se non dovevo fare una grande parte.

Quali sono le caratteristiche che secondo voi dovrebbe avere un film sportivo per catturare il pubblico? Quali sono i vostri film di sport preferiti?: 

Stephan James: il mio preferito è sicuramente Momenti di Gloria ( Chariots of Fire 1981) che è un film molto commovente. Probabilmente abbiamo provato a catturare un po’ di quella energia per poterla inserire nel nostro film. Credo che il segreto per attirare un pubblico più vasto sia non fare solo un film di sport ma approfondire i numerosi temi che gravitano attorno ad una storia. Per noi infatti è stato importante trattare non solo argomenti come quello del razzismo ma concentrarci sulla storia personale di Owens.

Federico Buffa: I miei film preferiti sono Colpo Vincente (Hoosiers 1986) Toro Scatenato e anche l’ultimo con Brad Pitt Moneyball che è veramente ben fatto. Gli americani hanno questa capacità di fare ricerca ed il lavoro dettagliato dei loro autori attrae molto la produzione americana a differenza di quanto succede in Italia dove si ha paura di parlare di certi argomenti.  I film di sport italiani sono prettamente televisivi e attenti a non trattare temi scomodi. Nonostante gli americani siano abbastanza puritani, riescono comunque a fare film del genere, senza grandi paure. Spero e credo che sarà un giovane a fare un film di sport di alto livello in Italia. In conferenza stampa si è parlato di quanto il rapporto tra Owens e Snyder fosse simile a quello visto in Creed tra Rocky ed il figlio di Apollo. Questo mi ha fatto pensare al regista Ryan Coogler che, avendo vinto il Sundance Film Festival con il suo primo film Prossima Fermata Fruitvale Station due anni dopo ha potuto realizzare Creed  con un altissimo budget. Mostratemi chi,  in Italia,  a 25 anni ha l’opportunità di realizzare un film del genere. Secondo me ci son tanti ragazzi italiani che avrebbero in mente un film ma quando lo potranno mai girare? Perché nessuno fa un film su quello che succede nelle leghe minori di calcio e sulle squadre controllate dalla camorra o dalla ‘ndrangheta? Perché nessuno fa un film sul calcio scommesse in Italia? quello si che sarebbe innovativo.