Cosa succede quando un ingenuo e acculturato quarantenne molto ricco, magari studioso della spiritualità orientale, scopre di punto in bianco che suo padre si è reincarnato in un ometto sfuggente con i baffetti di Elio Germano? Accade al personaggio di Fabio De Luigi in Questione di karma, la nuova commedia di Edoardo Falcone. Giacomo è un placido quarantenne che gongola le sue nostalgie per il padre perduto da piccino in una vita piena di libri, corsi e studi di lingue asiatiche. Dietro di lui tutta la famiglia lavora alla fabbrica di matite ereditata dal padre, ma il personaggio di De Luigi è un bambinone privo di malizia che andrà anche a credere alla teoria di uno studioso: il compianto papà si è reincarnato in Mario, un piccolo faccendiere romano indebitato con strozzini, fornitori e persino un vicino di casa.

Un po’ della luce emanata da questo truffatore pasticcione ricorda Manfredi, e Germano, qui misurato e faccia da schiaffi, è sulla buona strada per maturare artisticamente come lui. Il nuovo personaggio brillante e perdente come tanti della commedia all’italiana gli sta a pennello per la nuova avventura nel karma. “Pirandello diceva che a seconda di quanto ti avvicini ridi o piangi di una cosa. Sul mio personaggio, se entrassimo nelle sue relazioni umane con la moglie o i figli sarebbe un dramma umano. Invece lo vediamo da lontano e quindi ci fa molto ridere”. Ha spiegato l’attore. “In questo ciclo carnico che è il mestiere dell’attore ci siamo trovati a indossare dei ruoli diversi, Se Dio vuole”. Ha continuato citando scherzosamente il film precedente di Falcone. “Nel senso che la natura di cambiare pelle che ci appartiene ha fatto sì che ci ritrovassimo a fare delle cose diverse da noi, ma alla fine non tanto. Il mestiere dell’attore è anche questa pluralità: cerchiamo di fuggire dall’esigenza di schiacciarci in una vita sola”.

Alla sua seconda regia, Falcone ha scritto a quattro mani con Marco Martani una sceneggiatura di ferro. Non fa una piega e diverte dall’inizio alla fine con trovate imprevedibili e colpi di scena, e riportando a galla ogni dettaglio narrativo seminato durante la storia. Niente scollacciature, zero parolacce, film per tutti e risate intelligenti. Ci sono buoni sentimenti, ma non piaggerie verso il pubblico. Tanta parola e situazioni e personaggi splendidamente a incastro per uno slowburn cadenzato ne fanno commedia imperdibile per chi ama il genere. “Anche se siamo in commedia cerco sempre la verità. Lo faccio in maniera maniacale fino a fare ripetere le scene all’estremo”. Ha ammesso Falcone sul suo approccio. E De Luigi ha colto la palla al balzo per un piccolo aneddoto: “La scena con più ciak è stata quella della mia telefonata in giapponese. Avevo anche una dialogue-coach. Sapevo bene la battuta ma avevo difficoltà con l’ultima riga, che non mi veniva. L’abbiamo rifatta un’infinità di volte. Poi ne siamo usciti bene, credo poche ore fa, e l’abbiamo inserita nel film”.

Tra il serio e il faceto la commedia a due, in realtà, si avvale di un gruppo di attori indispensabili orchestrati ottimamente. E sempre puntuali ognuno con i mood del proprio personaggio. Stefania Sandrelli e Isabella Ragonese sono madre vaporosa e sorella businesswoman di Giacomo. Monumentale è Eros Pagni nel ruolo dell’inflessibile secondo marito della madre, la Sandrelli vedova shockata dagli imbrogli di Germano. Invece Massimo Di Lorenzo e Daniela Virgilio impersonano il timido vicino prestasoldi e la moglie disgustata del nostro furbetto interessato ad amicizie al bancomat. E per finire il cameo di Philipe Leroy, per questa volta esperto in reincarnazioni e responsabile di tutta la vicenda.