Con la sua partecipazione al Vasto Film Festival il grande regista italiano Pupi Avati (La casa dalle finestre che ridono) ha svelato uno dei suoi segreti: per far recitare bene gli attori sul film, è necessario farli sentire a proprio agio.

Affinchè le persone si trovino a loro agio è necessario, secondo il regista, che traspaia affetto.

Durante il suo intervento, Avati ha spiegato che si tratta di un ‘trucco’ ereditato da Vittorio De Sica, con il quale lavorò ad un film sulla vita di Rodolfo Valentino, rimasto incompiuto per via della malattia che colpì il grande attore.

Pupi Avati ha fatto alcune riflessioni sui luoghi comuni che vedono gli attori come delle persone piene di sé,  boriosi e a volte arroganti.

Il regista ha svelato che spesso, in realtà, anche i divi più famosi sono persone fragili e insicure, per cui è compito di chi li dirige rasserenarli attraverso l’affetto.

Occorre insomma diventare di volta in volta un medico o un confessore.

Questo il segreto per ottenere dagli attori il  meglio di loro stessi e metterne in luce capacità spesso inaspettate.

“Se il cinema si mette a raccontare il reale compie un’operazione rinunciataria”, ha continuato il settantaduenne regista bolognese.

Sempre secondo Avati, dopo la parentesi del neorealismo che ha raccontato in maniera straordinaria un periodo storico molto duro per l’Italia il cinema deve diventare  lo strumento, il mezzo, con cui poter produrre il travisamento della realtà.

“Il cinema può permettersi di dire bugie e per questo e’ un mezzo straordinario” ha concluso Avati durante la conferenza stampa.