Sono passati ben vent’anni dalla prima proiezione pubblica di Pulp Fiction, il capolavoro del “giovane” Quentin Tarantino, eppure, vista l’influenza che la pellicola ha avuto nel mondo del cinema, si tratta di un’opera che risulta ancora fresca, intrigante e che regge bene i paradigmi di visione dei nostri giorni.

Dopo la presentazione al Festival del cinema di Cannes, nel quale ottenne una clamorosa Palma d’oro a scapito del forse più meritevole Film Rosso di Kieslowski, Pulp Fiction dopo il consueto giro di Festival sbarcò per la prima volta nelle sale il 10 settembre del 1994.

Misteriosamente i primi spettatori a godere del montaggio non-lineare di Tarantino sarebbero stati i sudcoreani, poi seguito ovviamente dagli americani.

Rivedendo il film oggi è incredibile pensare come la carriera di attori non ancora notissimi o alla ricerca di una seconda vita come Bruce Willis, Tim Roth, John Travolta, Uma Thurman e Samuel L. Jackson sia stata lanciata grazie a quest’opera, così come è molto divertente leggere sul web le analisi, accurate ma totalmente folli, che circondano il contenuto della famosa valigetta che Vincent e Jules devono recuperare.

Le scene cult del film sono tantissime, citarle tutte sarebbe impossibile, dovendo ricordare la sequenza di danza con Mia e Vincent, con la seguente overdose della ragazza, l’inquietante sotterraneo di Zed, l’orologio di Butch, la recita del passo tratto da Ezechiele da parte di Jules, l’esplosione della testa in macchina seguita dall’arrivo di Mr. Wolf (“Risolvo problemi”), per finire con i rapinatori innamorati Zucchino e Coniglietta.

Forse, a ben vedere, l’eredità di Tarantino non è stata delle migliori, in base alla proliferazione senza controllo di cloni scadenti che pensavano che per fare un buon film moderno di gangster servissero solo dei vestiti eleganti, dei prolungati dialoghi strampalati e delle esplosioni di violenza impreviste.

Il segreto del talento del cineasta, che in quest’opera esibiva un citazionismo postmoderno ancora non esasperato, è sempre rimasto custodito in quella valigetta scintillante.

Foto: Miramax