Uscirà nelle sale il prossimo 13 dicembre l’ultimo film di Antonio Albanese: Tutto tutto niente niente, pellicola che vedrà il comico e attore nelle vesti di tre personaggi. Personaggi non in cerca di autore, ma sin troppo “autorali”, visto il carattere particolarmente marcato e le storie che finiranno per sovrapporsi. Storie attorno alle quali Albanese ha contribuito ad aumentare la suggestione, portando in giro i tre impegnati in insolite primarie.

Tre storie, tre personaggi con un destino che li accomuna: la politica con la “p” minuscola. Cetto La Qualunque, il politico “disinvolto” che abbiamo imparato a conoscere, questa volta alle prese con una travolgente crisi politica e sessuale (in lui le due cose viaggiano sempre di pari passo). Rodolfo Favaretto, che rincorre il sogno secessionista di un nordista estremo, e che per vivere e combattere la crisi commercia in migranti clandestini. Frengo Stoppato, un uomo stupefacente, in tutti i sensi, che torna dal suo buen retiro incastrato da una madre ingombrante, con un sogno semplice semplice: riformare la chiesa e guadagnarsi la beatitudine. Un ritratto  folle ma non troppo dell’Italia di questi anni, in una girandola di situazioni paradossali e travolgenti e sicuramente neorealiste.

A margine, però, sono numerose le domande rimaste in sospeso e che sembrano avere la forza di incollare lo spettatore alla poltroncina. Nell’ordine: perché Cetto La Qualunque, Rodolfo Favaretto e Frengo Stoppato finiscono in carcere? E ancora perché e come riescono a uscirne? Qual è il destino che li unisce? C’è qualcuno che trama nell’ombra? O costui preferisce farlo in piena luce?
Non resta che scoprirlo al cinema.