Il Tabù del sesso non è solo il titolo di un’inchiesta di Presa Diretta, ma anche quello in cui è incappato la Rai chiedendo e ottenendo lo spostamento del servizio che sarebbe dovuto andare in onda in prima serata.

La modifica nel palinsesto interno ha dunque visto uno slittamento verso le 22.30, come lo stesso conduttore della trasmissione giornalistica Riccardo Iacona ha annunciato a una esterrefatta Luciana Littizzetto durante il collegamento con Che tempo che fa: “La Rai, per rispettare la fascia protetta, mi ha chiesto di posticipare un po’ più avanti il bellissimo racconto di Giulia Bosetti. Una decisione che non condivido perché a mio modestissimo parere questo è un reportage che andrebbe visto da tutti, genitori e figli insieme, talmente è pedagogico. Ma è una decisione che devo rispettare e so che avrete l’amore e la pazienza di aspettare una manciata di minuti prima di vedere questo reportage“.

Iacona ha poi successivamente descritto il video come un servizio del tutto innocuo e anzi fortemente didattico, “pensato e confezionato proprio perché potesse andare in prima serata”, e nel quale, dunque, “non c’era nulla, in nessun passaggio, che potesse essere giudicato inappropriato”.

Quello della Rai nei confronti di Presa Diretta sarebbe stato allora un eccesso di prudenza e che di fatto ha impedito ad alcuni ragazzi più mattinieri di poterlo vedere per intero. Ma i responsabili dell’azienda di viale Mazzini respingono le accuse al mittente, parlando di un ritardo di 7 minuti e affermando che a preoccupare i vertici sarebbe stata la durezza dei temi più che una forma di censura pruriginosa.

Il tutto richiama alla memoria le recenti polemiche del Moige riguardo alla scelta di Canale 5 di mandare in onda in prima serata il film 50 Sfumature di grigio, esempio di blando esercizio di erotismo cinematografico che però è stato marchiato con il divieto ai minori di 14 anni.

Ma in ogni caso quella di Iacona non è una vera e propria polemica contro i suoi datori di lavori, dei quali anzi ha lodato il coraggio e la dirittura morale nel mandare in onda “una puntata ricca, senza ammiccamenti sul sesso, che fa riflettere, dove chi è contrario all’educazione sessuale ha potuto parlare a lungo davanti ad una platea di milioni di telespettatori che hanno apprezzato il nostro lavoro”.