L’associazione è automatica: il primo piano di Anthony Hopkins sulla locandina di un film fa subito pensare ad Hannibal Lecter. Ma se “Il silenzio degli innocenti” ha consacrato Hopkins come re del thriller è pur vero che la sua versatilità di attore gli permette di interpretare ogni volta un ruolo diverso.

In Premonitions, in uscita nelle sale italiane il 12 novembre, il dott. John Clancy, da lui interpretato, è molto lontano da quello che è stato definito il personaggio più cattivo della storia del cinema dall’American Film Institute. Mostrando qui un sorriso irresistibile ed uno sguardo pacato e sofferente. D’altronde l’umanità che intride sia i personaggi che la storia fa della pellicola un thriller sui generis, in cui argomenti più alti si mischiano alla tensione da rosicchiamento forsennato di unghie.

Il film appare raccolto in una parola: solace, la compassione. Parola con cui si apre e si chiude, ed attorno a cui ruota tutta la storia, ponendo questioni morali come l’eutanasia. L’argomento era attuale 13 anni fa, quando la sceneggiatura è stata scritta da Sean Bailey e Ted Griffin, e lo rimane ancora oggi. Da allora il progetto si è sviluppato ma solo con l’arrivo di Hopkins come protagonista il cast ha preso forma, facendo da catalizzatore per altri talenti, a partire da Colin Farrell, passando per Jeffrey Dean Morgan ed arrivando ad Abbie Cornish.

Sfaldando i luoghi comuni ma mantenendo le caratteristiche del thriller ci si ritrova in una specie di ottovolante, dapprima con il cuore in gola e subito dopo con i lucciconi. Visivamente ciò si risolve in un contrasto netto tra la realtà e le visioni di Clancy, realizzate in maniera egregia grazie alle capacità del regista Afonso Poyart.

Nessun personaggio è scontato ma mostra una complessità che lo rende vero, soprattutto per quanto riguarda il serial killer Charles Ambrose (Farrell), che ha qualcosa del giustiziere mascherato, che diventa un doppio del riluttante Clancy, di cui possiede le stesse capacità premonitive, e che, pur apparendo solo nel terzo atto del film, manovra ogni cosa costringendo a porsi la domanda “Come fermare un killer che prevede il futuro?”. E la risposte è una: non è possibile farlo.

Allora si seguono gli indizi e si cerca di ricostruire uno scenario, insieme agli agenti dell’FBI Joe Merriwether (Morgan) e Katherine Cowless (Cornish), tifando per loro ma ascoltando le ragioni, pur se folli, del loro antagonista.