Proprio oggi inizia il processo preliminare contro 52 imputati ritenuti responsabili del caso Ilva, la società il cui stabilimento siderurgico di Taranto ha causato un aumento esponenziale dei casi di insorgenze di tumori nei cittadini e nei lavoratori del centro.

La famiglia Riva proprietaria dell’azienda e i loro collaboratori sono accusati di alcuni reati come l’inquinamento atmosferico, l’avvelenamento di sostanze alimentari, il danneggiamento di beni pubblici e la cattiva gestione della sicurezza in ambito lavorativo.

Un po’ come successo con Diaz, il film di Daniele Vicari sui gravi fatti avvenuti dopo il G8 di Genova nell’eponima scuola, anche il caso Ilva finirà sul grande schermo. A trasporre la vicenda in un film dal titolo Polvere rossa sarà il regista Marco Amenta, già autore di La siciliana ribelle.

La sceneggiatura sarà curata, oltre che dallo stesso cineasta, anche da Giancarlo De Cataldo, scrittore di Romanzo criminale, giudice nel programma Masterpiece e magistrato.  La direzione della fotografia è affidata a un maestro come Daniele Ciprì (suo l’ottimo È stato il figlio), che ha dichiarato di voler ritrarre l’enorme stabilimento come se fosse un mostro che sputa fuoco rossastro.

Il progetto, cui ha contribuito in maniera fondamentale la Apulia Film Commission, è partito dall’incontro del regista con Stefano, un operaio di 39 anni che ha intervistato molte volte durante i sopralluoghi. Determinato a lavorare nonostante i gravi problemi dell’Ilva, Stefano è morto per un tumore alla gola. A lui è dedicata la pellicola, che si spera possa vedere la luce al più presto.

Foto: Wikipedia - mafe de baggis