L’ex moglie di Andrea Pirlo, Deborah Roversi, scrive una lettera per raccontare la sua verità riguardo l’assegno di mantenimento previsto dal divorzio. La sig.ra Debora Roversi infatti accusa il calciatore,  con cui è stata sposata per 13 anni e a cui ha dato due figli e da cui si è separata nel 2014, di non versare l’assegno di mantenimento di oltre 50 mila euro mensili.  Sulle pagine di Vanity fair in una lunga lettera l’ex moglie dichiara che “Hanno parlato tutti di un assegno di 53mila euro al mese. Non ho mai visto tutti questi soldi, ne prendo meno di un terzo. Io mi sono annullata per lui, il mio matrimonio è stato di vero amore. (…) Eravamo appena sedicenni; Andrea giocava da poco nel Brescia ed entrambi non sapevamo che sarebbe diventato un campione. Non è stato semplice rinunciare a me stessa. Il mio amore era allo stesso tempo abnegazione e rinuncia.”

Il riferimento della signora è alla decisone di una sentenza della Corte Costituzionale dello scorso 10 maggio che prevede che per gli assegni di divorzio il nuovo criterio cui fare riferimento non è più quello del tenore di vita mantenuto nel corso della vita coniugale, ma quello dell’autosufficienza economica.

A chi accusa la donna di volere sfruttare la situazione dice: “Ecco perché la sentenza, a cui è stato riservato molto clamore, non può riguardare le donne che hanno sacrificato interamente la propria vita per il proprio uomo, rinunciando ai propri studi o al proprio lavoro e alla propria realizzazione personale. La sentenza della Corte di Cassazione deve far riflettere sulla situazione di mogli che hanno donato completamente la propria esistenza, per le quali un semplice assegno “assistenziale” sarebbe non solo ingiusto ma anche offensivo. Non ho il compito e la competenza di leggere le norme; non mi sfugge tuttavia di comprendere che quando una donna ha contribuito alla ricchezza del marito perdendo le chances per la propria autorealizzazione, al momento della cessazione del matrimonio, a maggior ragione quando avviene per cause a lei non attribuibili (come nel mio caso), non sarà sufficiente un mero assegno “assistenziale” sarà necessario invece considerare anche il diritto ad un risarcimento per la propria vita donata per amore ed anche un compenso proporzionato al proprio contributo come avviene in una vera e propria impresa familiare. Il dono della propria vita non sarà mai ripagato, ma almeno sarà impedito l’oblio a cui si vorrebbe destinare la vita altrui, spesa con amore e poi abbandonata”.

Tantissime le voci femminili, nei social, che si sono scagliate contro la Roversi: un nome su tutte  Selvaggia Lucarelli che ritiene la lettera un “manuale delle cose che NON bisognerebbe fare durante un matrimonio e dire dopo un divorzio”. La rete è convinta che ha fatto tutto quello che una donna non dovrebbe fare a mio parere (e il discorso vale anche al contrario) per il partner :annullarsi per il partner, non seguire i propri sogni per permettere all’altro di seguire solo i suoi  e alla fine della fiera rinfacciare una scelta che è stata sua.