Il nuovo capitolo del franchise che ha incassato 3 miliardi e 700 milioni di dollari con i quattro film precedenti attracca nei nostri cinema il 24 maggio. Pirati dei Caraibi – La Vendetta di Salazar è un grande luna-park . Oltre due ore di spettacolari avventure sul mare, stessa ciurma e stesso capitano Jack Sparrow con barbetta e andatura dinoccolata di Johnny Depp ne decreteranno il sicuro successo.

Stavolta il coprotagonista non è Orlando Bloom con il suo spadaccino Will Turner, relegato per la prima volta a piccolo cameo, ma suo figlio Henry, interpretato da Brenton Thwaites. Per liberare il padre pirata da un oscuro incantesimo il ragazzo dovrà trovare il Tridente di Poseidone. Facile a dirsi ma non a farsi, perché l’unica bussola che può indicare la via per il suddetto tesoro è quella di Sparrow. Per rendere il tutto ancora più complicato si lancerà alla loro caccia il vendicativo Salazar, ammazza-pirati fantasma eroso dalla rabbia per un vecchio conto in sospeso con capitan Jack. Nei panni del capitano spagnolo un inedito Javier Bardem ectoplasmatico. Con viso sfigurato e spade utilizzate a mo’ di stampelle il villain di Pirati dei Caraibi 5 incuterà timore ai più piccoli fin dal primo secondo. Ovviamente il capitano Barbossa è sempre il ruolo probabilmente più divertente per Geoffrey Rush, che ci gigionegga anche qui, ma si aggiunge alla ciurma anche una nuova donzella, un’astronoma con il volto solare di Kaya Scodelario. Non mancheranno la strafottente ironia di Sparrow nel trattare tutti, più un succoso flashback che ci consegna un Depp digitale e giovinetto, ma questo capitolo segna un momento cruciale per il franchise. Ci sarà una fase 2 come per la Marvel?

Le sequenze distruttive e spettacolari vengono ordite come le migliori tradizioni slowburn e clownesche insegnano. Impreziosisce anche il cameo fuori dall’ordinario di Paul McCartney, che da dietro le sbarre impersona niente poco di meno che lo zio di Jack. Film colossale con il suo budget di 250 milioni di dollari, propone nel suo 3D una serie di giostre visive come combattimenti tra navi, scontri corpo a fantasma tra pirati, una fuga con un’enorme cassaforte e persino l’oceano aperto in due, neanche fosse tornato Mosè dal Mar Rosso.

Il prodotto è palesemente costruito per perpetrare oltre a incassi da capogiro un merchandising globale di giocattoli, videogiochi, abbigliamento e gadget vari. In questo la Disney è maestra  indiscussa. L’obiettivo di acciuffare intere famiglie con bambini ultimamente riesce spesso alla major del fantastico. Ma a forza di erigere serialità nel franchise la cinematografia sui Pirati dei Caraibi comincia a piegarsi dalle parti del format. Nuove trovate e ambientazioni sì, ma plot, svolgimento ed emotività della storia non regalano nulla di sostanzialmente diverso dai film precedenti. Tanto che come una soap, nello scarto generazionale adesso scatta pure la consanguineità: oltre a Will abbiamo suo figlio Henry nella brigata. Quindi perché non ipotizzare già i prossimi Pirati dei Caraibi con la figlia segreta di Jack Sparrow? Magari pure allevata dell’ex-Beatle in versione pendaglio da forca? E chissà, poi affidare il ruolo proprio a una Lily-Rose Depp, per fare un nome a caso. Ma queste sono solo solo fantasiose divagazioni. I pensieri vanno, i pirati restano. Se volete imbarcarvi in questa avventura munitevi di pop-corn o di santa pazienza. Al resto penseranno Depp e i suoi.