Pietà è il film che segna il ritorno a Venezia del regista coreano Kim Ki-Duk, accolto alla 69esima Mostra del Cinema in maniera molto favorevole da stampa e pubblico. Duck si è presentato in conferenza con gli attori protagonisti Lee Jun Jin e Cho Min, entrambi applauditi a lungo.

Già, perché Pietà ha una forte dose di realismo nelle scene e tratta tematiche drammaticamente attuali.
Duck realizza un vero è proprio j’accuse nei confronti del capitalismo e delle sue conseguenze. Si parla di relazioni umane trasfigurate negativamente, all’interno di una trama che rispecchia i valori attuali della civiltà coreana. Quella più devota alla malavita, s’intende.

Pietà è la storia di uno strozzino violento che minaccia la gente per ottenere i grossi rimborsi che deve agli usurai che l’hanno ingaggiato come “esattore”. Costui è un uomo solo, senza famiglia. Senza affetti. Finché un giorno si presenta una donna che asserisce di essere sua madre.

Si arriva al gran finale, che si configura come una catarsi vera e propria al termine della tragedia greca aristotelica. Il dolore arriva al punto di non ritorno e l’esattore immaginato da Kim Ki-Duk legge nel volto della Madonna della Pietà di Michelangelo la sofferenza.

Opera che ha sedotto Duk durante la sua visita a Roma. Ora la sua visita in un’altra città italiana, quella Venezia che dal 29 settembre ospita il meglio del cinema mondiale, potrebbe dare al suo cuore tutt’altro sentimento.