Ormai tutti sanno che Kim Ki Duk è stato l’indiscusso vincitore di Venezia. Il suo “Pietà” ha conquistato tutti, eliminando ogni polemica circa la premiazione.

Scopriamo qual è l’ingrediente segreto di questo film, che domani 14 settembre arriverà nelle sale italiane.

Soffermiamoci sulla tram: Assunto da uno strozzino per riscuotere il pagamento dei debiti dai clienti in ritardo, Kang-do è un trentenne spietato. Fa il suo lavoro storpiando a vita le sue vittime oppure seminando la morte.

Un giorno, tuttavia, alla sua porta si presenta una donna che dice di essere la madre e si addossa la colpa di ogni suo crimine, pentita di averlo abbandonato alla nascita e lasciato crescere senza amore. Dopo averla sottoposta alle prove più terribili per accertarsi che stia dicendo il vero, Kang-do accetta finalmente la tesi della donna. In gioco subentra però la paura di perderla, paura che lo mette, per quella che potremmo definire come legge del contrappasso, nella posizione di scacco in cui ha sempre tenuto le sue vittime. 
Il gioco si ribalta. Vita morte e denaro assumono altri significati nella sua personale simbologia. Su questi tre elementi si forma il triangolo sacro del film di Kim Ki Duk, che tra essi deve e vuole far scoprire l’intruso. Resteranno solo due attanti.

Pietà si presenta al pubblico come un film dove il bene e il male hanno due posti riservati, di dimensioni diverse. Kang-Do è un gigante, sua madre è una signora mingherlina. L’odio è immenso, la pace è uno spiraglio da ricercare.

Quello che è certo è che questo capolavoro tale da far vincere al regista coreano il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia è uno di quei film da non perdere.