Leonardo Pieraccioni torna come tradizione nelle sale italiane con la sua pellicola natalizia, Il Professor Cenerentolo, in uscita il 7 dicembre, ma non aspettatevi una commedia buonista, in classico clima natalizio, perché se il film non arriva ad essere “cinico e crudele”, come nelle dichiarate intenzioni del regista, risulta pur sempre scorretto e disincantato.

A 20 anni esatti dal suo esordio cinematografico, con “I laureati”, Pieraccioni ha deciso di regalarsi un ruolo per lui atipico, dicendo addio al bravo ragazzo che ci aveva fatto conoscere nelle pellicole precedenti e decidendo di indossare i panni di un furbesco galeotto. E, secondo le parole del regista durante la sua conferenza stampa, pare che non sarà l’unica prova di questo tipo : “Le bande di disgraziati mi hanno sempre intrigato molto, questo è un ruolo che voglio continuare a frequentare perché è più divertente. D’altronde i personaggi cialtroni sono i più belli”.

Pieraccioni interpreta Umberto, ingegnere che a causa della crisi tenta un colpo in banca alla “I soliti ignoti” e finisce in carcere. Lo spunto deriva da una riflessione presa dal mondo reale: il regista racconta infatti che il suo idraulico è fallito perché lavorava senza essere pagato. Una storia difficile che però diventa, nelle mani di Pieraccioni, leggera. Così come il mondo del carcere.

Flavio Insinna, anche lui presente alla conferenza stampa insieme a una nutrita rappresentanza del cast, racconta proprio questo lato del film: “La sottotraccia del film potrebbe essere che anche il carcere deve essere civile, se ne deve uscire migliorati perché è vero che la fantasia rende liberi ma senza lavoro è difficile tirare avanti”. E il carcere raccontato è un microcosmo fatto di solidarietà, in cui i ruoli si confondono, forse la parte che funziona meglio del film, soprattutto grazie alla presenza di caratteristi che aggiungono un tocco in più.

Pieraccioni stesso si rende conto dell’importanza della presenza di attori come Sergio Friscia, nei panni di Don Vincenzo, e di Nicola Nocella, che veste la divisa dell’agente Nocella: “Il cinema è fatto di coprotagonisti, più sono forti più il protagonista ne esce bene. Questo film ha due passi, uno della commedia che ha una verità e uno della commedia più fantasiosa. Questi attori tengono in delle corde più veritiere, che dovrei frequentare di più, venendo dal cabaret si tende ad esagerare, volendo far ridere ogni trenta secondi”.

E coprotagonista per eccellenza della pellicola è Laura Chiatti, nel ruolo della stralunata Morgana, cucito addosso a lei, qui alla prima prova in una commedia del toscanaccio. Anche lei ribadisce la leggerezza di Pieraccioni dichiarando: “E’ il regista con il quale mi sono trovata meglio in venti anni di onorata carriera. Io non amo le pesantezze e Leonardo è un artista leggero. Quando sei sul set con lui ti diverti sempre, non sembra nemmeno che tu stia lavorando”. D’altronde, ribadisce Insinna: “E’ un uomo che canta e la giornata, con lui, prende subito quel colore là”.

La presenza della Chiatti fa subito capire che la storia d’amore non manca ma, a sorpresa, non è quello il vero nucleo del film – come sottolineato dalla frase della locandina “… e vissero felici e contenti?” con quel punto interrogativo che lascia presagire una mancata risposta – ma il rapporto da recuperare con una figlia lontana. Tutto il pathos è riservato proprio alla figura della figlia, Martina (con il volto di Lisa Ruth Andreozzi), che si vergogna del padre ma che sarà pronta a perdonare il suo essere atipico. Il ruolo di Morgana sarà fondamentale in questo senso, arrivando come una fata a ristabilire l’equilibrio.

Sono molti altri gli attori ad essere presenti nel film, dall’immancabile Massimo Ceccherini, presente in sala con la sua novella fidanzata che, a parere del regista “è la vera novità degna di nota della conferenza”, a Davide Marotta (sì proprio lui: Ciribiribì Kodak) che ringrazia commosso Pieraccioni “per aver realizzato il mio sogno di fare un film di Natale con un grande attore e un grande cast”. E non si può non citare poi la vera protagonista, che accoglie tutto il cast: l’isola di Ventotene, nel suo pieno splendore, scelta da Pieraccioni “per edulcorare una realtà così severa, per rendere più pastellosa la realtà”. I protagonisti si muovono per le sue strade, in cerca di una strada da percorrere, sbagliando e cadendo ma sempre rialzandosi grazie alla fantasia, che, come già detto, è la cosa che rende davvero liberi.

C’è da aggiungere solo un’esplicita richiesta fatta dal regista ai giornalisti presenti in sala: “Voglio ringraziare tramite voi il pubblico che è stato sempre così generoso con me”, augurandosi di fare ancora una volta centro al botteghino.