Ci ha lasciato meno di un anno fa – il 14 dicembre del 2013, ma la sua assenza dalle scene si fa sentire tanto per il cinefilo quanto per il pubblico generalista.

Peter O’Toole, d’altro canto, è sempre stato un attore dalle scelte oculate e dalla grande modestia, virtù per la quale forse non è mai riuscito a vincere un premio Oscar, se non nel 2003 quando l’Academy decise di riparare all’errore conferendogli l’ambita statuetta per una carriera strepitosa.

Irlandese di nascita e inglese d’azione, O’Toole fin dall’adolescenza ebbe chiaro a cosa avrebbe voluto dedicare la vita, ovvero la recitazione. Debuttò con una serie di telefilm e film per la televisione sul finire degli anni ’50, ma poco dopo gli venne assegnato quel ruolo per il quale divenne immortale: David Lean lo volle infatti per Lawrence d’Arabia, condottiero in rivolta dagli occhi glaciali.

Altri film memorabili sarebbero poi stati Becket e il suo re e Lord Jim, sempre in costume, mentre tra quelli d’epoca contemporanea e più leggeri sono da segnalare Ciao Pussycat di Woody Allen e Come rubare un milione di dollari e vivere felici di William Wyler.

Superbo anche il ruolo di Jack Gurney nel capolavoro britannico La classe dirigente, mentre davvero sfortunata fu la produzione di Caligula, cui prese parte anche Tinto Brass, nella quale O’Toole veste i panni dell’imperatore Tiberio.

Negli ultimi anni lo ritroviamo in L’ultimo imperatore di Bertolucci, in Troy come saggio Priamo e infine come voce del critico Anton Ego nel cartone Pixar Ratatouille.