Come tutti sanno il nostro smartphone è divenuto il ricettacolo di tutti i nostri segreti più reconditi: ma cosa succederebbe se facessimo leggere il contenuto dei messaggi ai nostri più cari amici? È la premessa da cui prende spunto la nuova commedia corale italiana Perfetti sconosciuti, nelle sale cinematografiche dall’11 febbraio.

Il film è firmato da Paolo Genovese, regista specializzato nel genere dopo i successi dell’accoppiata di Immaturi, il surreale Una famiglia perfetta e il più leggero Tutta colpa di Freud, e come di rigore per una commedia corale il cast è di altissimo livello.

In Perfetti sconosciuti compaiono infatti alcuni degli attori comici (e non solo) più in palla della generazione di trentenni-quarantenni.

Nell’angolo maschile del ring cinematografico troviamo infatti Valerio Mastandrea, recentemente al cinema con La felicità è un sistema perfetto, Giuseppe Battiston, visto un paio d’anni fa nel sorprendente Zoran, il mio nipote scemo, Marco Giallini, che aveva recitato al fianco di Carlo Verdone in Posti in piedi in Paradiso e infine il sempre più lanciato Edoardo Leo, che l’anno scorso ha proposto il suo terzo film da regista, Noi e la Giulia.

Il lato femminile è invece occupato da un terzetto delle meraviglie: l’ormai affermatissima Alba Rohrwacher, coppa Volpi al Festival di Venezia con Hungry Hearts, Kasia Smutniak, protagonista di Allacciate le cinture di Ferzan Ozpetek e infine Anna Foglietta, esplosa grazie al successo di Nessuno mi può giudicare di Massimiliano Bruno.

Il film, prodotto da Lotus Production e distribuito da Medusa Film, è tratto da un soggetto dello stesso Genovese che poi si è trasformato in una sceneggiatura originale scritto a dieci mani insieme a Filippo Bologna, Paolo Costella, Paola Mammini e Rolando Ravello.

Nel trailer di Perfetti sconosciuti vediamo come una tranquilla cena tra amici possa trasformarsi in un divertente gioco al massacro quando una tra questi propone di leggere i messaggi e ascoltare le telefonate dei presenti. Nessuno ha nulla da nascondere, giusto?