È bufera su Luigi Pelazza in merito al servizio circa la compravendita e creazione di patenti nautiche fasulle, girato a Pozzuoli nel novembre del 2011. La Iena, insieme all’attore Mirko Canala, per documentare l’illecito aveva acquistato realmente la patente pagando trecento euro al titolare dell’autoscuola. I due giornalisti si sono ritrovati, così, a fare i conti con la legge tanto da essere rinviati a giudizio dal giudice dell’udienza preliminare con l’accusa di concorso in corruzione.

Pelazza, sbigottito da una decisione del genere, ha voluto precisare la sua versione dei fatti in una lunga intervista a “FQMagazine“:

“Mica è una truffa di poco conto. Comunque decidiamo di pagarlo. Gli diamo 300 euro. La terza volta ritiriamo la patente. Andiamo alla Capitaneria di Pozzuoli e dall’atteggiamento che hanno gli ufficiali ci accorgiamo che è vera, quindi non gli lasciamo la patente perché capiamo che c’è qualcosa che non va, e Mirko va a consegnarla ai carabinieri. Non avevamo di certo bisogno della patente nautica io oltretutto ce l’ho e ho fatto l’esame delle “12 miglia per vela e motore”. Non pensavamo di essere di fronte a uno che avrebbe realmente creato delle patenti perché in tal caso non avremmo pagato. Sapevamo che saremmo andati incontro a un reato abbastanza grave”.

La Iena, così, ironizza sull’accaduto, ribadendo comunque la buona fede del loro comportamento, punto fondamentale di tutta questa storia assurda:

“Se mi condannano però voglio andare a Cesano Boscone anch’io come Berlusconi. Non ci era mai successo un caso del genere alla Iene. Certo agiamo sempre sul filo della legalità, ma abbiamo degli avvocati con cui ci confrontiamo di continuo. Solo quando ti trovi di fronte a queste situazioni immediate, dove non puoi scegliere e non hai tempo di valutare, rispondi sì, ok. Quando andremo dal giudice non diremo mai di non aver sbagliato. Adesso sappiamo di aver sbagliato, ma non l’abbiamo fatto con dolo [...] Comunque andremo in Appello e in Cassazione, ci difenderemo coi denti perché attenzione non perché siamo sicuri di non aver sbagliato, non siamo sicuri di aver sbagliato l’abbiamo documentato, vogliamo che il giudice capisca che eravamo in buona fede. Non siamo partiti con l’idea di andare lì e comprare una patente, questo deve essere valutato prima di ogni altra cosa”.