Occhi di ghiaccio, ma anche affetti da daltonismo, quelli di Paul Newman, una delle ultime leggende di Hollywood, scomparso lo scorso 26 settembre del 2008 a 83 anni.

Sono passati dunque sei anni da quando il celebre interprete de La stangata venne strappato da questa valle di lacrime da un tumore di cui soffriva da tempo.

Grandissimo appassionato di corse automobilistiche, interesse nato dopo aver girato Indianapolis pista infernale, affiancò alla carriera da attore (e quale carriera!) quella di pilota non professionista, ottenendo risultati discreti e di manager di alcune scuderie professionistiche.

Sono stato un cattivo pugile, un deludente giocatore di football americano, di tennis, di badminton, un pessimo sciatore. Non ho mai avuto il dono della grazia nello sport. Poi un giorno mi son detto: ‘Sta’ a vedere che invece sono un decente pilota…” Con queste parole Newman descriveva la propria progressione sportiva, ma ciò che rimarrà del suo grande talento è legato quasi esclusivamente al mondo del cinema, cui ha offerto interpretazioni straordinarie, e a quello della filantropia.

E l’esordio di Paul, nato il 26 gennaio 1925, non fu affatto facile, debuttando ufficialmente in Il calice d’argento, film storico del 1954 nel quale dovette sostituire addirittura Marlon Brando. Due anni dopo sarebbe arrivato il ruolo di pugile in Lassù qualcuno mi ama, nel quale vestiva i panni di Rocky Graziano. Seguono poi ruoli importanti in La lunga estate calda, La gatta sul tetto che scotta, Lo spaccone (per il cui seguito, Il colore dei soldi di Martin Scorsese, ottenne finalmente l’Oscar nel 1986), Intrigo a Stoccolma, Il sipario strappato, Nick mano fredda, Butch Cassidy, fino ad arrivare ai capolavori La stangata, L’inferno di cristallo e Diritto di cronaca.

Durante la sua carriera Newman, cineasta egli stesso in sei pellicole, ha collaborato con registi come Sidney Lumet, Alfred Hitchcock, Robert Altman, Martin Ritt, i fratelli Coen (che lo vollero nel loro folle Mister Hula Hoop), Mel Brooks, John Huston e infine Sam Mendes, col quale girò il suo ultimo film, giustamente crepuscolare, Era mio padre.

Attore controllato e preciso, spesso in ruoli d’azione ma mai spericolati, con una predilezione per l’amato Tennessee Williams, Atletico e affascinante, un sex symbol dell’epoca, Newman si è fatto conoscere tanto per i personaggi sportivi quanto per la sua frequentazione western, inframmezzando caratterizzazioni drammatiche di grande rilievo che conservavano una certa ironia di fondo.

Foto: Universal Pictures