Il 14 settembre di cinque anni fa il mondo del cinema piangeva la scomparsa di Patrick Swayze, morto a 57 anni a causa di un cancro al pancreas, che aveva poi raggiunto il fegato, diagnosticatogli appena 20 mesi prima. Un’agonia terribile, al termine della quale l’attore, celebre non solo per le sue interpretazioni ma anche per il suo fisico da superatleta (prima della carriera cinematografica era stato un abile ballerino), finì per pesare solo 47 chilogrammi. Ciononostante, non perse mai lo spirito combattivo che aveva distinto la sua commovente lotta contro quel male incurabile.

Patrick Swayze iniziò a farsi conoscere al grande pubblico nel 1983, quando Francis Ford Coppola lo scelse per il cast de “I ragazzi della 56esima strada”, insieme ad altri giovani attori destinati da lì a breve a diventare stelle di prima grandezza, come Matt Dillon e Tom Cruise. Dopo altre parti minori, nel 1987 arrivò il ruolo che lo consegnò alla celebrità: quello del maestro di ballo Johnny Castle in “Dirty Dancing”, uno dei film romantici simbolo degli anni Ottanta. Il suo status di sex symbol fu ulteriormente accresciuto da quello che è forse il suo film più famoso, “Ghost”, con Demi Moore, ruolo che gli valse una candidatura al Golden Globe e l’elezione a uomo più sexy del mondo da parte della rivista “People”. “Point Break”, del 1992, fu un altro grande successo che sembrava preludere a una carriera ancora più luminosa, ma gli anni Novanta non riservarono all’attore texano gli stessi allori del decennio precedente, anche se nel 1996 arrivò la terza e ultima candidatura al Golden Globe con “A Wong Fu, grazie di tutto! Julie Newmar”, in cui impersonificò una drag queen. L’anno successivo, nel giorno del suo 45esimo compleanno, Hollywood lo premiò con una stella sulla Walk of Fame.

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