I Park Avenue, il gruppo rock italiano composto da Federico Marchetti (voce e chitarra), Marcello Cravini (chitarre), Alberto “Spillo” Piccolini (basso) e Vinicio Vinago(batteria), nasce a Novara con grande ambizione e un grande sogno, che si sta realizzando.

Dal 2006 inizia subito la loro esperienza live proponendo i loro pezzi inediti. Si esibiscono nei più importanti locali nazionali e partecipano a numerosi concorsi, vincendo l’Emergenza Rock Festival.

Da allora nessuno li ha più fermati: hanno portato il loro sound in Germania al Tahuberthal Open Air Festival, allo Sziget Festival di Budapest e a Praga al Rock For People. Hanno suonato sullo stesso palco prima delle esibizioni di grandi artisti internazionali tra cui Gogol Bordello, The Killers, Massive Attack, Pink e The Offspring. Tantissime anche le esibizioni come opening act di artisti quali Ligabue nel ‘Tour Stadi 2010’ a Messina e Pescara, il capodanno 2011 insieme a Biagio Antonacci a Salerno, Skunk Anansie e Mogwai a Napoli, Baustelle e altri artisti di fama internazionale.

Inizialmente anglofono in loro debutto nel panorama musicale con il primo, fortunato album “Time To” che li ha portati di colpo a cavalcare grossi palchi e ad avere grandi soddisfazioni.

Da giugno 2013 per la prima volta, si affacciano al mercato discografico con un Ep di inediti i in lingua italiana “OSSIGENO”, che ha subito catturato l’attenzione di diversi network radiofonici nazionali come Virgin Radio e Radio 105.

Un percorso artistico davvero intenso che ha portato alla realizzazione del loro ultimo album “Alibi”, anche questo in italiano, uscito recentemente e che ci racconta Federico, frontman della band, in quest’intervista a Leonardo.it.

Un esordio tutto in inglese quello dei Park Avenue con il primo album “Time to” per poi passare a scrivere in italiano, la vostra madrelingua , con l’ultimo disco “Alibi”. Come mai questo cambio di direzione?

“Di sicuro non è stata una scelta di mercato. Noi scriviamo da sempre sia in italiano che inglese . L’intento era quello di farci capire, ci interessava che il significato dei nostri testi fosse compreso a pieno. Abbiamo notato che alcuni nostri fan mettevano come proprio status su Facebook dei passaggi, dei pezzi, delle nostre canzoni in italiano e questo ci ha fatto molto piacere perché significa che hanno colto e apprezzato anche i testi dei nostri brani. Detto questo continueremo a scrivere in entrambe le lingue in modo da essere trasversali.”

A proposito del vostro ultimo album “Alibi”, definiscimi questo ultimo lavoro in tre aggettivi e raccontaci a cosa si ispira e come è nato.

“E’ un album sicuramente spontaneo, autobiografico e maturo. Nato dall’intento di riflettere su un momento della vita, un percorso di crescita in cui subentrano tante responsabilità e scelte. Il denominatore comune dei brani che si trovano all’interno del disco, e il messaggio di questo album vuole essere quello di “liberarsi dai propri alibi”. Il mondo, la vita è piena di ostacoli e difficoltà ma bisogna capire che ce la si può fare, che tante volte basta liberarsi, smettendo di dare colpe agli altri, a fattori esterni e capendo che molte cose possono dipendere da noi. L’unica cosa su cui possiamo avere il controllo siamo noi, quindi è importante partire da lì. Riguardo l’origine di “Alibi” posso dire che avevamo intenzione di fare un secondo disco e che l’idea è nata mentre eravamo in giro per il tour dell’album precedente.”

Qual è stato il live più emozionante o il momento più significativo della vostra carriera?

“Il primo live. Eravamo al Movida Club, un locale appena fuori Novara. Mi ricordo ancora che mi tremavano le gambe. Questo perché non è la quantità di pubblico che fa l’emozione. Con l’esperienza e la crescita ci ha reso più consapevoli, più sicuri forse. Dico questo perché è bello crescere sia personalmente che professionalmente, arrivi ad un certo punto che ti sembra che per stare sul palco probabilmente ci sei nato. Io sono è più felice adesso che a 20 anni paradossalmente. Quindi crescere non ha solo lati negativi.”

 Cosa vi distingue dalle altre band? Cosa vi differenzia nel panorama musicale di oggi?

“La spontaneità. Non abbiamo paura a mostrarci per come siamo, Non ci sentiamo arrivati e non ci atteggiamo a grandi star. Siamo rimasti 4 amici uniti dalla passione per la musica.”

Qual è il vostro rapporto con il web e con i social network da un punto di vista professionale?

“La domanda sarebbe: “Come faremmo senza?” nel senso che gli strumenti della rete, i social, il nostro profilo Facebook, il sito sono assolutamente fondamentali e hanno un importanza incredibile per chi fa il nostro mestiere. Hanno la potenza di togliere alcune barriere tra artisti e fan, avvicinando le persone. Se usati nella maniera corretta sono molto utili anche a livello di comunicazione e veicolazione. Alle volte però possono anche mostrare il lato meno buono, in questo caso della musica. Su Youtube, ad esempio, non sempre si vedono cose di qualità, in questo senso il web può anche essere poco meritocratico, è un gran supermarket e devi saper cercare e scegliere.”

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