Il nome di Paolo Villaggio, scomparso nella giornata di oggi, è ormai indissolubilmente legato a quello di Fantozzi, ma come i lettori più cinefili sapranno la carriera del grande attore comprende ruoli molto diversi e altrettanto significativi.

Pur partendo da caratteristiche fisiche decisamente simili a quelle del ragioniere più famoso d’Italia, i personaggi interpretati da Villaggio gli hanno consentito di coprire un’ampia porzione dello spettro della condizione umana.

È il registro della commedia satirica, però, quello che ha decisamente segnato la sua carriera: il debutto al cinema in Eat it! del 1968, è infatti proprio in un film del genere, amara e surreale presa in giro dell’imprenditoria e della pubblicità, con Villaggio nei panni di un imprenditore senza scrupoli.

La cattiveria, nonché la provenienza tedesca, segnano parte dei ruoli dell’attore genovese. Per esempio non si parla spesso della parte di Villaggio in Brancaleone alla crociate, in cui veste i panni di un infido soldato teutonico, Thorz, così come è parzialmente dimenticato il godibile Professor Kranz tedesco di Germania del 1978 (sempre di Salce, decisamente il regista preferito da Fantozzi), che riprende e modifica il personaggio già visto nella trasmissione televisiva Quelli della domenica.

È invece del 1972 Che c’entriamo noi con la rivoluzione?, in cui Villaggio recita al fianco di Vittorio Gassman, che nello stesso anno lo aveva diretto in Senza famiglia, nullatenenti cercano affetto. Sempre vessato, ma questa volta da una figura genitoriale, ritroviamo l’attore in Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno, che indaga con sagacia il complesso di Edipo. È ancora una maschera da uomo moderno, nevrotico e complessato, quella dell’ingegner protagonista di Il signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure, ennesima pellicola del filone “italiano in mezzo alla natura selvaggia”.

Il personaggio di Fracchia debutta al cinema in Fracchia la belva umana del 1981 e Fracchia contro Dracula del 1985: entrambi di Neri Parenti, si tratta di due parodie in cui Villaggio può dare libero sfogo alla sua vena slapstick con risultati notevoli. La maschera è simile a quella di Fantozzi, con qualche sfumatura in più di nevrosi e iper-timidezza che lo rendono più adatto al comico puro delle due pellicole.

Sono poi tantissime le pellicole puramente comiche – oggi diremmo di cassetta – alle quali Villaggio presta il proprio talento: spesso e volentieri il regista è proprio Parenti, e i film sono divenuti piccoli cult degli anni ’70 e ’80. Si parla di opere come Scuola di ladri, I pompieri, Pappa e ciccia, Grandi magazzini, Rimini rimini, Ho vinto la lotteria di Capodanno, La serie de Le comiche, Camerieri, Banzai, Io no spik english.

Negli ultimi 25 anni si registra invece la tendenza di Villaggio a privilegiare ruoli più drammatici e inusuali, in cui recita spesso e volentiri parti più dure e molto meno sorridenti rispetto che in passato: a partire da Io speriamo che me la cavo, tenero ritratto di un insegnante del Nord al profondo Sud, passando per Il segreto del bosco vecchio di Ermanno Olmi, per il quale vince un Nastro d’argento, ma anche Denti di Gabriele Salvatores, in cui interpreta un sadico dentista, o ancora il poco conosciuto Azzurro.