Oltre che interprete eccezionale della saga di Fantozzi e di molti altri film di successo, Paolo Villaggio è stato anche sceneggiatore e scrittore formidabile, oltre che polemista innato a causa di un carattere decisamente non facile che ha reso sempre alquanto memorabili le sue uscite televisive.

È durante una di queste che l’attore ha fornito la più esauriente descrizione del suo personaggio più famoso: “Con Fantozzi ho cercato di raccontare l’avventura di chi vive in quella sezione della vita attraverso la quale tutti (tranne i figli dei potentissimi) passano o sono passati: il momento in cui si è sotto padrone. Molti ne vengono fuori con onore, molti ci sono passati a vent’anni, altri a trenta, molti ci rimangono per sempre e sono la maggior parte. Fantozzi è uno di questi.”

Sono poi tantissime le battute pronunciate dal ragioniere che si sono impresse nella memoria degli italiani, come per esempio la celeberrima “La corazza Kotiomkin è una cagata pazzesca!”. E proprio sulla questione Villaggio ha raccontato un gustosissimo aneddoto riguardo la supposta bruttezza del film: “Non è il film in sé, quanto il fatto che non si potesse dire niente contro il diktat culturale del partito. Quando dissi quella frase, attaccai proprio quel mondo. Per la prima volta da sinistra si levava una voce contro la santificazione di certi miti. […] Quando andai a presentare Fantozzi in Unione Sovietica […] Io mi alzai e ripetei la frase del film. E appena dissi che la “Corazzata” era una boiata, si scatenò un inferno. Esplose l’entusiasmo. La gente scattò in piedi, mi applaudì per decine di minuti. Fu uno dei momenti più belli della mia carriera”.

Ma sono innumerevoli le citazioni tratte dai film di Fantozzi che sono entrate nel novero delle battute più amate. Per esempio il tentativo di nominare la spada magica in Superfantozzi: “Eh… Sligitur… Excansabar… Excansibur…” con tanto di risposta veemente: “”EXCALIBUR, IMBECILLE!

Ci sono poi tracce del servilismo del ragioniere, come ne Il secondo tragico Fantozzi: “Io non mi permetterei mai di giocare, si figuri se mi permetterei di vincere, sire.”

E gli innumerevoli giochi di parole basati sulla scarsa conoscenza dell’italiano: “Mi scusi, le spiace se mi sago, mi sidio, mi sagghio…” O ancora il magico scambio con il ragioniere Filini: “Allora, ragionere, che fa? Batti?” – “Ma… mi dà del tu?” – “No, no! Dicevo: batti lei?” – “Ah, congiuntivo!” – “Sì!”

Occasionalmente anche gli scatti di ribellione contro il potere: “Il megapresidente è uno stronzo, è! Certe volte mi viene voglia di scriverlo in cielo, così…

Per concludere non si può non citare quella che è forse la più famosa tra tutte le battute di Villaggio – Fantozzi, ovvero quel “Com’è umano lei” che è divenuto un vero e proprio motto ironico per indicare la ferocia inusitata di un interlocutore.