Nell’intervista che Giorgio Panariello ha concesso alla rivista settimanale Vanity Fair, il presentatore e comico toscano parla della difficile vita condotta da suo fratello Franco, trovato morto nei giardini pubblici di Viareggio la notte dello scorso ventisei dicembre e del problema, ancora insoluto, della tossicodipendenza.Panariello ha espresso con queste parole il dolore causato dalla perdita di suo fratello minore

« Mio fratello potevo essere io (…) Franco era incazzato con la vita perché in istituto, da solo, c’era stato lui, non io (…) Forse, se fossi stato io al suo posto, avrei fatto la sua stessa vita, e oggi a parlare ci sarebbe Franco. O forse no, non lo so. C’è poco da dire: io sono stato fortunato, lui sfortunatissimo».

I fratelli Panariello, infatti, hanno avuto un’infanzia difficile, visto che nessuno dei due ha mai conosciuto il rispettivo padre ed sono stati abbandonati da una madre giovanissima.

Ma la sorte peggiore è toccata a Franco, visto che Giorgio venne affidato ai nonni di parte materna, mentre Franco visse 11 anni in un istituto dove la sua «rabbia» ebbe inizio.

Questa disparità ed un profondo senso di solitudine furono probabilmente l’origine della successiva tossicodipendenza di Franco, che lo ha portato, la notte di Santo Stefano, al drammatico epilogo, perché, come ha spiegato Giorgio

ribadire che la fine di chi inizia a bucarsi, e non smette davvero, e’ sempre e soltanto questa: la morte

Il comico si è anche soffermato su un’altra delicata argomentazione

che i figli vanno messi al mondo in maniera responsabile, e fin da piccoli seguiti, rassicurati, amati.